Caduta dei capelli, il dermatologo chiarisce quando preoccuparsi
Un’indagine italiana misura l’impatto sulla fiducia e spiega sintomi, cause e strumenti per una diagnosi accurata
La caduta dei capelli incide sull’autostima per il 54% degli italiani coinvolti nell’indagine dell’Osservatorio Tricologia 2026. Il fenomeno è spesso fisiologico, ma in alcuni casi richiede una valutazione dermatologica.
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Le cure e il rapporto con il paziente
Secondo Bianca Maria Piraccini, dermatologa specializzata in tricologia, molti abbandoni dei trattamenti nascono da spiegazioni incomplete sui tempi necessari per vedere i risultati. Anche la durata della terapia e la modalità di applicazione dovrebbero essere concordate tenendo conto delle abitudini della persona.
Una lozione da utilizzare due volte al giorno, per esempio, può risultare poco compatibile con una giornata molto impegnativa. Per questo il medico dovrebbe considerare le esigenze concrete del paziente e indicare, quando possibile, un’opzione più semplice da seguire. Il farmacista può offrire un primo orientamento, mentre la diagnosi e la scelta della cura spettano al dermatologo.
Cosa racconta l’indagine
La ricerca, realizzata da Havas Research su 2.000 persone tra 18 e 60 anni che hanno sperimentato la perdita dei capelli, mostra un impatto rilevante anche sulla vita affettiva: il 38% del campione riferisce conseguenze alte o molto alte sulle relazioni sentimentali. Tra i giovani fra 18 e 24 anni, l’effetto sulla fiducia raggiunge il 61% e arriva al 67% tra le donne della stessa fascia.
Le informazioni disponibili restano però limitate. Soltanto il 15% degli intervistati considera buona o molto buona la propria conoscenza delle cause e dei rimedi; il 25% ha almeno sentito parlare del Telogen Effluvium. Il 72% ritiene utile occuparsi dei capelli prima che compaia un problema, ma solo il 40% dichiara di farlo davvero. Un ulteriore 34% interviene soltanto quando nota una perdita anomala.
Persistono anche alcune convinzioni senza fondamento: il 45% pensa che accorciare spesso i capelli ne migliori la salute, il 34% collega i lavaggi frequenti a una maggiore caduta e il 42% ritiene che perdere i capelli in giovane età renda inutile qualsiasi intervento.
Il normale ciclo del capello
Ogni capello attraversa una fase di crescita che può durare dai 4 ai 7 anni. Dopo l’allungamento arriva un periodo di arresto, seguito da altri due o tre mesi prima della caduta; nel frattempo, sotto il capello ormai esaurito, si prepara quello nuovo.
In condizioni ordinarie si perdono circa 80-100 capelli al giorno. Il ricambio può aumentare in primavera e in autunno, mentre sono in corso studi per capire quanto anche le variazioni climatiche estive possano incidere sul ciclo capillare.
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I segnali da non trascurare
La dermatologa indica tre elementi da osservare: quantità della perdita, durata dell’episodio e presenza di zone diradate. «Entità, durata e diradamento sono infatti i tre campanelli d’allarme da tenere d’occhio», ha spiegato Piraccini durante l’incontro dell’Osservatorio.
Quando la caduta è contenuta e tende a ridursi, il farmacista può suggerire una lozione o un integratore in attesa di verificare l’evoluzione. Se invece il fenomeno prosegue, è abbondante o si accompagna a un diradamento visibile, serve una visita specialistica. Le possibilità terapeutiche cambiano in base alla patologia e comprendono prodotti cosmetici, farmaci e medicinali distribuiti esclusivamente attraverso le strutture ospedaliere.
Telogen Effluvium e tricoscopia
Tra i disturbi più frequenti c’è il Telogen Effluvium, meno conosciuto rispetto all’alopecia androgenetica e alla dermatite seborroica. La perdita è generalizzata, compare di solito circa 3 mesi dopo un evento scatenante e può protrarsi per circa 6 mesi, con una caduta quotidiana compresa anche tra 100 e 200 capelli.
Il problema può riguardare uomini e donne, soprattutto in età adulta. Febbre, malattie sistemiche, farmaci, stress, perdita di peso, parto, carenza di ferro e infiammazioni del cuoio capelluto sono tra le cause possibili. Proprio perché le origini sono diverse, la terapia deve partire da un inquadramento preciso.
La tricoscopia consente di esaminare con forte ingrandimento numero, spessore, lunghezza e forma dei capelli, oltre alle condizioni della cute. «Permette di osservare la quantità di capelli, il loro spessore, la loro lunghezza, la loro forma e anche lo stato del cuoio capelluto», ha detto Piraccini.
Secondo quanto riferito all’incontro, il 99% delle diagnosi viene oggi eseguito con questa tecnica, riducendo nella maggior parte dei casi la necessità di una biopsia. Le immagini ripetute a distanza di 6 mesi permettono inoltre di seguire ricrescita, ispessimento e cambiamenti dei capelli durante il trattamento.
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