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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Tinta per capelli, regole per scegliere il colore giusto

Test allergico, copertura dei bianchi e sottotono della pelle guidano la scelta tra salone e applicazione domestica.

La tinta per capelli può ravvivare il colore, coprire i capelli bianchi o modificare l’aspetto, ma va scelta in base al risultato desiderato e alla salute della fibra.

Prima dell’applicazione domestica è necessario eseguire il test di tolleranza indicato sulla confezione, anche se si utilizza da anni lo stesso prodotto. Alcune componenti possono provocare reazioni allergiche dopo un lungo periodo senza problemi. I tempi di posa devono inoltre essere rispettati con precisione.

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Come scegliere la formula

I prodotti destinati all’uso casalingo contengono generalmente crema colorante, sviluppatore, guanti e balsamo già dosati. Per ridurre il rischio di errori, Giusy Cacciatore, direttrice del reparto capelli di Gc infinity Experience Mandarin Oriental e Four Season di Milano, suggerisce di non allontanarsi troppo dalla propria base: l’ideale è restare entro uno o due toni più chiari o più scuri.

I cambiamenti più marcati, soprattutto il passaggio da castano a biondo, richiedono invece l’intervento di un parrucchiere. Le formule prive di ammoniaca hanno un odore meno intenso e risultano più delicate, ma possono essere meno efficaci sui capelli bianchi difficili da coprire. In presenza di molti fili bianchi è preferibile una colorazione permanente con indicazione di copertura totale.

La scelta dipende anche dalla consistenza del prodotto. Le mousse si distribuiscono con facilità su tutta la chioma, mentre le creme consentono un lavoro più accurato sulla ricrescita. La professionista raccomanda di evitare le formulazioni con ossigeno quando non si conoscono bene le modalità d’uso: un impiego scorretto può compromettere il risultato.


Il vantaggio del salone

In salone il colore viene studiato sulla base naturale, sulla quantità di capelli bianchi e sulle condizioni del fusto. «L’esperto può combinare tonalità diverse e individuare l’ossidante più adatto: in base alla concentrazione, questo attiva una colorazione che scurisce, copre oppure schiarisce», spiega Cacciatore.

Le tinte permanenti a ossidazione coprono completamente i capelli bianchi e rimangono fino alla ricrescita. Le demi-permanenti, che utilizzano una quantità più contenuta di ossidante, ravvivano il colore e attenuano i primi bianchi, perdendo intensità nel giro di alcune settimane. Gloss e tonalizzanti servono invece a correggere i riflessi e aumentare la luminosità.

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Queste tecniche possono essere utilizzate separatamente o combinate. Nel suo lavoro, Cacciatore abbina tonalizzazione e schiaritura, collocando i punti di luce in relazione a sopracciglia, occhi e incarnato.

Tra le alternative professionali c’è anche l’henné, composto da polveri vegetali ricavate dalle foglie essiccate e macinate di Lawsonia inermis. La molecola presente nella pianta si lega alla cheratina della cuticola, avvolge il capello e produce riflessi che vanno dal ramato al rosso mogano.


Il colore in base alla pelle

Per orientarsi tra le tonalità si può osservare il colore delle vene sul polso. Se appare blu o violaceo, il sottotono è freddo; se tende al verde, è caldo. Nel primo caso sono indicati biondi beige, sabbia, perla e cenere, oltre a castani moka e cioccolato, utili per attenuare i riflessi gialli.

Le carnagioni dal sottotono caldo possono valorizzare biondi dorati, castani nocciola e nuance caramello. Il nero va scelto con prudenza perché, con il passare degli anni, può rendere i lineamenti più duri; un castano scuro offre un effetto più morbido.

Anche i colori molto chiari possono risultare poco armonici sulle pelli olivastre. In generale, un leggero schiarimento può donare maggiore luminosità al viso e addolcire i tratti.

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