Busto Arsizio, la cena diventa arte: 563 opere e un tavolo speciale
A Tavolo Unico la cucina dello chef Massimiliano Babila Cagelli incontra una collezione privata, musica e ambienti tematici distribuiti su tre piani
Concerti, visite didattiche e prove musicali convivono con la ristorazione negli spazi di Tavolo Unico. Il locale ospita esibizioni di interpreti come Enkeleida Sheshaj, primo violino del Teatro alla Scala, ed Emanuele Piovesan, indicato come il miglior pianista italiano under 20.
Durante il giorno, inoltre, le scuole possono visitare il ristorante e studenti e laureandi dei Conservatori hanno la possibilità di prenotare i due pianoforti a coda presenti nella struttura per esercitarsi. L’obiettivo dichiarato è rendere accessibili musica, poesia, arte e bellezza.
Anche la carta dei vini segue questo intreccio creativo: 13 bottiglie sono state associate a riferimenti artistici e letterari. Tra queste ci sono Impression Chardonnay, legato al primo dipinto impressionista, Grenouiller, ispirato a Monet e Renoir, Lebensbaum, che richiama Gustav Klimt, e le etichette Solo, Cuore della terra, Raggio di sole e Subito sera, collegate ai versi di Salvatore Quasimodo.
Un progetto nato per emozionare
A Busto Arsizio, in provincia di Varese, Massimiliano Babila Cagelli ha trasformato il desiderio di un’esperienza fuori dall’ordinario in un ristorante-museo. «Ho creato il ristorante che avrei sempre voluto trovare», racconta lo chef e patron, spiegando di aver immaginato un ambiente capace di andare oltre il semplice servizio al tavolo.
Sport, arte e cucina sono i suoi principali interessi. Ex primatista italiano dei 200 metri rana e della staffetta 4×100 mista, Cagelli lavora da più di venticinque anni nella gastronomia come consulente, formatore e cuoco. È anche autore del libro Anche Van Gogh mangiava le cozze, dedicato al rapporto tra creazione artistica e cultura del cibo.
Per la sua cucina, il valore di un piatto sta nella capacità di far riconoscere la materia prima senza sovraccaricarla. Tecnica, presentazione e sapore devono sostenere il racconto degli ingredienti; il vero lusso, secondo la sua visione, coincide con la possibilità di vivere qualcosa di irripetibile.
Tre piani, un solo racconto
Il progetto, avviato nel 2021 in una sede più contenuta, ha trovato una nuova collocazione da quest’estate all’interno di un’abitazione articolata su tre livelli. Qui sono esposte 563 opere provenienti da una prestigiosa collezione privata, con firme che comprendono Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir, Lucio Fontana, Gustav Klimt, Salvador Dalí, Marc Chagall, Amedeo Modigliani, Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Banksy.
Al piano terra si trova il Bistrò, la parte più informale della struttura. Già ricco di dipinti e lavori d’arte, è pensato per accogliere gli ospiti in diversi momenti della giornata con una proposta curata, ma meno formale rispetto ai percorsi delle sale private.
Il primo piano rappresenta il centro dell’esperienza: sette ambienti, ciascuno con un unico tavolo, permettono a gruppi da due a dieci persone di cenare in spazi caratterizzati da opere e allestimenti differenti. La scalinata che conduce alle sale è dominata da una grande creazione in cartapesta di Alice Zanin.
Anche gli oggetti sulla tavola partecipano alla narrazione. Piatti, bicchieri soffiati a mano e posate d’epoca sono stati scelti in relazione all’identità di ogni ambiente, così da creare continuità tra ciò che si osserva e ciò che viene servito.
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Le stanze cambiano atmosfera
La Sala Ritratti raccoglie ventinove opere dedicate alla figura femminile. Picasso, Salvador Dalí, Modigliani, Matisse, Roy Lichtenstein e Andy Warhol accompagnano una cena in cui compaiono anche immagini riconducibili a personaggi come Jackie Kennedy e alla Venere di Botticelli.
La Suite propone invece dieci lavori dedicati a Romeo e Giulietta insieme ad alcune opere di Salvador Dalí. L’arredo è completato da posate d’argento del 1851 e da calici soffiati a mano con incisione verticale, elementi che accentuano il carattere più prezioso della sala.
Chi cerca raccoglimento può scegliere La Stanza dei Samurai, dove una parete conserva la traccia di un’antica libreria e l’ambiente invita a vivere la cena con maggiore calma. In Free as a Bird, invece, il pubblico è chiamato a lasciare un segno: accanto a un’opera originale di Banksy, una parete bianca ospita dediche e lucchetti legati a promesse d’amore.
Completano il percorso la Sala Incanto, la Sala Libri Bianchi e la Stanza Masterpiece. In quest’ultima spicca un dipinto di Pierre-Auguste Renoir con alcuni pesci. Nel piano interrato, infine, l’atmosfera si fa più teatrale: l’Inferno è destinato agli eventi e ospita il Tavolo Dante, circondato da opere di 53 artisti che nel tempo hanno rappresentato la Divina Commedia.
Nel piatto resta l’essenziale
La proposta gastronomica parte dalla tradizione italiana e punta a mettere in evidenza l’identità di ogni ingrediente. Le preparazioni sono prive di lattosio e cercano equilibrio e leggerezza, evitando che decorazioni o tecnicismi prendano il sopravvento sul gusto.
Oltre alla scelta alla carta, gli ospiti possono optare per diversi itinerari. Dialogando segue l’ispirazione dello chef; Pescato del giorno sviluppa otto portate dedicate al mare; Origini alterna piatti di terra e di mare; Tradizioni ripercorre le cucine regionali italiane, mentre Origini Vegetali è interamente vegano.
Pane e pasta vengono prodotti internamente. Tra le preparazioni più rappresentative c’è Semplicemente Spaghetti al pomodoro, il cui impasto contiene tre varietà di pomodoro senza renderle visibili all’esterno, lasciando emergere il sapore durante l’assaggio. La Zuppa al nero di seppia prevede invece che il pesce venga cotto separatamente e unito al momento del servizio, così da conservarne consistenza e profumi.
Il risultato è un percorso in cui la cena non rimane confinata al contenuto del piatto. Ogni sala, oggetto, opera e proposta musicale contribuisce a costruire un’esperienza che unisce ospitalità, cultura e cucina in un unico itinerario.
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