Bio, etichetta ingannevole? Le 5 cose da controllare davvero
Tra acquisti in crescita e regole europee più rigide, molte confezioni restano poco chiare: dalla dicitura sull’origine ai marchi ufficiali, ecco dove si nascondono gli equivoci.
Gli italiani spendono sempre di più nei prodotti biologici, ma non è detto che sappiano davvero leggerne l’etichetta. Nel 2025 la spesa ha toccato 4,4 miliardi di euro, con un aumento del 9,2% rispetto all’anno precedente, eppure la consapevolezza resta bassa quando si passa dal carrello alla confezione.
La scritta Bio non basta
L’indagine ISMEA sul comportamento d’acquisto mostra che oltre il 60% compra bio con regolarità, ma solo una quota piccola riesce a interpretare correttamente le certificazioni. In pratica, circa il 24-25% sa decifrare un marchio biologico, mentre il 60% si fida soprattutto della parola “Bio” o “Biologico” messa in evidenza sulla confezione. Molti, invece, non riconoscono né la eurofoglia né il codice dell’organismo di controllo.
Cosa indica davvero il logo europeo
Le regole del biologico sono fissate dal Regolamento europeo in vigore dal 2022. Tra i vincoli principali ci sono il divieto di Ogm e di clonazione degli animali, l’uso del logo solo nei trasformati con almeno il 95% di ingredienti agricoli bio e l’obbligo di riportare accanto alla foglia il codice dell’ente di controllo e l’origine delle materie prime. Parole come “naturale” o “genuino”, però, non equivalgono a una certificazione biologica.
Sotto la foglia può comparire “Agricoltura Ue”, “Agricoltura non Ue” oppure “Agricoltura Ue/non Ue”, formula che segnala una provenienza mista senza specificare le percentuali. Il riferimento a un singolo Paese è ammesso soltanto quando almeno il 95% della materia prima proviene da lì. Per chi vuole puntare sul prodotto italiano, dal 15 settembre sarà disponibile il nuovo Marchio biologico italiano.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Importazioni in crescita e nuove regole
Anche il biologico importato continua a pesare molto: secondo la Commissione europea, nel 2024 l’Unione ha acquistato 2,64 milioni di tonnellate. Da gennaio 2025, però, chi esporta verso l’Europa deve attenersi direttamente alle norme Ue e non più a standard soltanto equivalenti, come accadeva in passato per molti Paesi terzi.
Restano comunque undici Stati, tra cui Stati Uniti, Canada, India e Argentina, per i quali valgono ancora accordi di equivalenza destinati a essere rivisti entro il 31 dicembre 2026. Intanto, a Bruxelles, oggi vengono premiate tre agricoltrici biologiche: tra loro Argyro Koutsouradi, Susana Vilar e Kay O’Sullivan. Il riconoscimento arriverà nel pomeriggio, in occasione degli EU Organic Awards e della Giornata europea del Biologico.
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