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Lifestyle 2 min di lettura6 giorni fa

Belluno, il manuale sul clima finisce nel mirino degli scienziati

Un volume distribuito nelle scuole superiori e negli ordini professionali viene contestato perché attribuisce l’aumento delle temperature a cause naturali e non alle emissioni umane.

Per la comunità scientifica il problema non è solo il contenuto, ma il fatto che quel testo venga proposto agli studenti come materiale di approfondimento. Nicola Surian, direttore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, ha parlato di affermazioni incompatibili con le conoscenze sul sistema climatico e ha definito particolarmente grave la loro presenza in un contesto scolastico.

Lo stesso Surian ha anche contestato un passaggio numerico riportato nel volume, indicando che la concentrazione di CO₂ citata non coincide con i dati di misura disponibili. Nel suo intervento ha richiamato il Laboratorio di Monitoraggio Globale Noaa, che per giugno 2026 indica una media globale mensile di 427,62 ppm.


Il nodo della contestazione

A finire al centro delle critiche è il libro Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni, distribuito in questi giorni nelle scuole superiori di Belluno e negli ordini professionali. Il testo propone una lettura molto netta del riscaldamento in corso: l’aumento della temperatura sarebbe legato a cicli naturali e non alle emissioni prodotte dall’uomo.

Questa impostazione ribalta le conclusioni sostenute negli ultimi anni dalla comunità scientifica. Nel volume si legge infatti che l’incremento termico osservato rientrerebbe nei naturali cicli climatici e avrebbe un’origine astronomica, collegata alle variazioni dei cicli orbitali della Terra attorno al Sole.

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Le repliche degli esperti

Tra le voci più critiche c’è Carlo Barbante, docente a Ca’ Foscari di Venezia e membro dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr. Secondo lui, le affermazioni contenute nel manuale non trovano riscontro nelle evidenze scientifiche e vanno in direzione opposta rispetto al quadro condiviso dalla ricerca internazionale.

Nel mirino c’è anche il contributo di Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, che ha partecipato alla stesura del testo. Giacchetti sostiene che le carote di ghiaccio indicherebbero la CO2 come effetto del cambiamento climatico e non come sua causa.

Questa ricostruzione, però, si scontra con l’Ipcc, il panel internazionale sul clima, che attribuisce il cambiamento climatico soprattutto alle attività umane e in particolare alle emissioni di gas serra. Per questo la comunità scientifica chiede che il volume venga ritirato, mentre la polemica continua a crescere attorno alla sua diffusione nelle scuole di Belluno.

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