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Lifestyle 3 min di lettura3 giorni fa

Aura, il nuovo capitale sociale: come si conquista e come si perde

Dalla sicurezza personale ai social, una parola diventata popolare tra i più giovani racconta presenza, stile e coerenza interiore.

Per migliorare la propria aura non serve replicare quella di qualcun altro. Il neologismo “auramaxxing” descrive proprio il tentativo di rafforzare il proprio modo di porsi, attraverso atteggiamento, stile e consapevolezza di sé.


L’aura si allena, non si copia

L’idea vale anche per il fascino considerato “naturale”: l’allure disinvolta associata alle parigine o l’eleganza meticolosa attribuita alle milanesi possono diventare riferimenti, ma non formule da riprodurre. Secondo questo nuovo linguaggio, ciascuno può sviluppare la propria presenza senza trasformarsi nella copia di un modello esterno.

Il punto non è soltanto apparire più sicuri o scegliere l’abito giusto. La crescita dell’aura viene collegata a un percorso personale: il modo di parlare, di muoversi e di affrontare le situazioni dovrebbe restare coerente con l’identità che si vuole esprimere.


Dal meme alla domanda su chi siamo

Dietro il gioco dei punteggi e dei commenti online può esserci anche una riflessione meno leggera. La filosofa Ellie Anderson, professoressa associata al Pomona College, interpreta il fenomeno attraverso l’etica della virtù aristotelica: «È in linea con quella che viene definita etica della virtù, che nasce con Aristotele. Questa tendenza riguarda il modo in cui le persone si interrogano sul fatto che la propria vita quotidiana sia o meno coerente con un certo ideale».

Julian Baggini, parlando al Guardian, ha invece accostato l’aura a idee come karma ed energia, concetti che esercitano un forte richiamo nella cultura occidentale. Nell’uso quotidiano, però, il termine indica soprattutto la capacità di una persona di avere “presenza”, ancora prima di pronunciare una parola.


Una parola che misura il carisma

Per i Millennial sarebbero stati più comuni vocaboli come fascino, attrazione o magnetismo. Tra Gen Z e Gen Alpha, invece, “aura” riunisce queste sfumature e aggiunge l’idea di una sicurezza riconoscibile, legata alla personalità, alla cura dell’immagine e alla capacità di catturare gli sguardi senza dimostrare di volerlo fare.

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Non si tratta comunque di una dote fissa. Un comportamento spontaneo, un dettaglio dell’abbigliamento o una fragranza azzeccata possono accrescerla; al contrario, una gaffe davanti alla persona desiderata può ridurla rapidamente. Il valore attribuito all’aura dipende quindi anche dalle circostanze e dalle impressioni che si lasciano agli altri.


TikTok trasforma tutto in un punteggio

Sui social questa logica è diventata “aura farming”, espressione presa in prestito dal lessico videoludico. Il significato è compiere gesti casuali con naturalezza e sicurezza per accumulare punti simbolici: una scena riuscita vale un bonus, mentre una figuraccia comporta una pesante penalizzazione.

La parola ha iniziato a circolare negli ambienti sportivi, soprattutto per descrivere il carisma di calciatori e atleti, e dal 2024 si è estesa a contesti molto più ampi. TikTok ne ha favorito la diffusione, contribuendo a trasformare un termine legato all’inglese “aura points” in una formula ricorrente nel linguaggio digitale.


Il significato riscoperto dalla lingua

L’Accademia della Crusca riconduce l’uso contemporaneo a una parola già presente nella storia dell’italiano. La definisce come «carisma, fascino che una persona sembra emanare in virtù delle sue qualità e attitudini» e ricorda l’espressione “punti aura”, usata per indicare un credito o una penalità ottenuti in base alle azioni e alle caratteristiche individuali.

Il termine, di origine latina e a lungo legato soprattutto alla poesia, ha dunque assunto una nuova accezione almeno dal 2024. La sua fortuna attuale non cancella il significato precedente, ma lo amplia: dall’idea di atmosfera o emanazione si passa alla valutazione, spesso ironica, della presenza che una persona riesce a trasmettere.

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