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Lifestyle 3 min di lettura23 set

Arnaud Denis, la scelta estrema del volto francese che denunciava i medici

Dopo anni di dolore e di accuse per l’intervento all’ernia, l’attore e regista ha deciso per l’eutanasia in Belgio, dove la procedura è consentita anche agli stranieri.

Arnaud Denis ha chiuso la sua battaglia personale scegliendo l’eutanasia in Belgio, a 43 anni. L’attore e regista teatrale francese aveva raccontato di aver vissuto per anni tra dolori, ricoveri e la sensazione di non essere stato ascoltato dai medici.

Nel messaggio diffuso su Facebook poco prima della morte, ha rivendicato quella decisione come un diritto maturato dopo una lunga sofferenza. Allo stesso tempo, ha ringraziato l’équipe belga che lo ha seguito, parlando di ascolto e rispetto della sua dignità.


Tre anni di dolore dopo l’operazione

Alla base della vicenda c’è l’intervento per un’ernia inguinale eseguito il 17 luglio 2023. In quell’occasione gli fu impiantata una protesi in polipropilene, poi rimossa nell’aprile 2024 negli Stati Uniti.

Denis sosteneva di essere finito in una condizione di grave invalidità dopo l’operazione. Aveva descritto una serie di problemi fisici molto pesanti, tra cui sindrome ASIA, gastroparesi, dolori insopportabili, complicazioni vascolari e digestive, oltre a una forma di encefalomielite mialgica.

Nel suo racconto compare anche un rapido peggioramento generale: avrebbe perso 17 chili in tre mesi, senza riuscire più ad alimentarsi con regolarità. Secondo quanto riferito, davanti ai suoi sintomi alcuni medici lo avrebbero invitato a prendere lassativi, rassicurandolo sul fatto che gli esami fossero nella norma.


L’ultimo messaggio e l’accusa ai medici francesi

Nell’ultimo testo reso pubblico, Denis ha parlato di «abbandono» e di negazione delle sue sofferenze. Ha accusato medici e strutture francesi di non aver creduto al suo dolore, arrivando a sostenere che fosse trattato come un caso psicologico anziché clinico.

Il passaggio più duro è quello in cui ha rivolto un appello alle vittime di protesi per ernia, denunciando chirurghi e ospedali che, a suo dire, avrebbero lasciato soli i pazienti. Ha definito «atroci» i tre anni trascorsi dopo l’intervento e ha spiegato di non voler più continuare quella lotta.

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Ha anche scritto che in Belgio aveva trovato un approccio diverso, fatto di «profonda empatia» e delicatezza nell’assistenza ricevuta. Per lui, quella sarebbe stata l’unica risposta davvero rispettosa del suo stato di salute e della sua sofferenza.


Belgio, l’unica strada che ha potuto seguire

La scelta di Denis è stata possibile perché in Belgio l’eutanasia è legale dal 2002 e può essere richiesta anche da chi non ha la cittadinanza belga. La normativa impone che il paziente sia capace di esprimere una volontà libera, indichi sofferenze insopportabili e non abbia prospettive di miglioramento.

La legge belga è stata estesa ai minori nel 2014. Nel contesto europeo, il Belgio resta l’unico Paese dell’Unione in cui la procedura è accessibile anche agli stranieri.

Secondo France Presse, l’avvocato Philippe Courtois ha riferito che la decisione era stata presa insieme a tre medici di Namur. La stessa fonte riporta anche che la Procura di Parigi, il 31 agosto, aveva archiviato la denuncia contro ignoti presentata dall’attore per lesioni colpose.

Denis aveva fondato un gruppo social, Vittime francesi delle protesi per ernia, dove centinaia di persone hanno condiviso esperienze simili. Intanto in Francia è stata promulgata, lo scorso agosto, la legge n. 2026-794 sul diritto all’aiuto a morire, ma l’applicazione concreta è ancora in attesa delle norme attuative.

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