Amore, il nodo nascosto: quando il partner deve dirci chi siamo
Andrea De Simone individua cinque passaggi delicati della vita a due e spiega perché autonomia, ascolto e fiducia siano indispensabili per costruire un legame equilibrato.
La coppia può diventare il luogo in cui cerchiamo amore, ma anche quello in cui pretendiamo continue rassicurazioni sul nostro valore. È questo uno dei rischi messi in evidenza da Andrea De Simone, psicologo e psicoterapeuta, nel suo nuovo libro *Ti meriti l’amore* (Sperling & Kupfer, 224 pagine, 19,90 euro). Il volume analizza cinque snodi decisivi: confini, autonomia, comunicazione, vulnerabilità e reciprocità.
Quando l’altro diventa uno specchio
Secondo De Simone, uno dei principali ostacoli nei rapporti consiste nel delegare al partner la conferma della propria identità. «Uno degli ostacoli maggiori è cercare continuamente nell’altro la conferma del proprio sé», osserva. In questo modo la persona amata non è più soltanto il destinatario dell’affetto, ma diventa anche il metro con cui misurare ogni giorno il proprio valore.
La dinamica può assumere forme diverse: c’è chi teme ogni distanza, chi interpreta un interesse separato come una minaccia e chi si aspetta che l’altro comprenda desideri mai espressi. La fusione, spesso idealizzata come la forma più alta dell’amore, diventa problematica quando cancella le differenze. Il confine funzionale, spiega lo psicoterapeuta, non separa due mondi impermeabili: mette al riparo l’identità personale lasciando aperto il dialogo.
Autonomia e parole non dette
Una relazione non dovrebbe costringere i partner a coincidere con un modello prestabilito. Il tempo trascorso da soli, le passioni non condivise e bisogni diversi possono essere vissuti come segnali di disamore, soprattutto quando l’altro viene continuamente confrontato con un’immagine ideale della coppia. Per De Simone, invece, due persone autonome possono incontrarsi senza chiedere all’altra di rinunciare a una parte di sé.
Anche la comunicazione richiede un lavoro concreto. L’intimità non rende automaticamente trasparenti e non permette di dare per scontato ciò che l’altro pensa o desidera. «L’assertività è la capacità di trasmettere il proprio pensiero e i propri bisogni in modo chiaro», spiega l’autore. Esprimersi con precisione, tuttavia, non significa ottenere una risposta immediata: capire davvero l’altro può richiedere tempo, senza trasformare ogni incomprensione in un’accusa o in un ultimatum.
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Fiducia senza contabilità affettiva
La vulnerabilità rappresenta uno dei punti più delicati del legame. Confidare paure e fragilità significa consegnare all’altro informazioni personali che potrebbero ferire, ma in un rapporto solido quei contenuti non vengono usati come armi durante i conflitti. «In una coppia sana le vulnerabilità non diventano uno strumento di potere», afferma De Simone. Quando invece accade, la conseguenza è la chiusura: ci si difende e si riattivano protezioni costruite in esperienze precedenti.
Un altro squilibrio nasce quando la reciprocità viene trasformata in un registro di dare e avere. Chi ha fatto il primo passo, chi ha rinunciato di più, chi ascolta o sostiene maggiormente: il rapporto rischia di ridursi a una somma di crediti e debiti. «La reciprocità non è un bilancio matematico, non è cinquanta e cinquanta», chiarisce lo psicoterapeuta. Le proporzioni cambiano nel tempo: a volte uno dei due offre più sostegno, in altri periodi accade il contrario.
Dal valore personale al “noi”
Il libro prosegue il percorso iniziato con *Ti meriti la felicità*, dedicato soprattutto al rapporto con se stessi. Il passaggio successivo riguarda la costruzione di un legame in cui la consapevolezza individuale non venga sacrificata, ma diventi la base per stare insieme. «Solo dopo aver raggiunto maggiore consapevolezza del proprio valore si può entrare in relazione con l’altro in modo sano», sostiene De Simone.
Resta però il peso delle esperienze irrisolte. «Quello che non elaboriamo della nostra storia rientra nella coppia e finisce per condizionarla», avverte l’autore. Il passato può quindi riemergere nelle richieste di conferma, nella paura dell’abbandono, nella difficoltà a fidarsi o nella tendenza a leggere ogni differenza come una minaccia. L’obiettivo non è far sparire uno dei due dentro la relazione, ma creare uno spazio comune capace di accogliere entrambe le identità.
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