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Mollica debutta sul tappeto rosso: «Fellini è un cielo che resta

Il giornalista sarà tra le voci di Ultimo Fellini, documentario nato dalle interviste al regista e presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Per quasi cinquant’anni Vincenzo Mollica ha rivolto domande ad attori, registi e artisti, spesso in condizioni difficili e con tempi ridotti all’osso. Ora, con Ultimo Fellini, si ritrova dall’altra parte dell’intervista: il documentario sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma, dove il giornalista farà anche il suo primo vero passaggio sul tappeto rosso.

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Il debutto che non si aspettava

Mollica accompagnerà un’opera dedicata agli ultimi anni della vita e del lavoro di Federico Fellini. Il film, scritto e diretto da Gianluigi Attorre e prodotto da Atomic insieme a Massimiliano Pani e Caterina Mollica, utilizza anche materiali mai mostrati delle numerose conversazioni che il giornalista realizzò con il regista per il TG1.

Nel progetto, Mollica è una delle sei voci narranti. Con lui ci sono Martin Scorsese, Roberto Benigni, Nicola Piovani, Milo Manara e Fiammetta Profili. Il giornalista ha raccontato di non aver quasi mai percorso un tappeto rosso per ragioni diverse dal lavoro: in passato ne sfruttava soltanto pochi centimetri, giusto il tempo di fermare un protagonista e rivolgergli qualche domanda. L’unica eccezione erano state le prove del percorso degli Oscar, mentre l’appuntamento romano rappresenterà il suo esordio ufficiale.


Fellini, un’amicizia fuori scena

La fiducia tra Mollica e Fellini, secondo il giornalista, nasceva soprattutto dall’amicizia. I due amavano camminare per Roma e parlare di cinema e fumetti; il regista, dice Mollica, viveva spinto da una curiosità inesauribile, rivolta tanto ai passanti quanto alle persone che incontrava casualmente.

Durante le passeggiate notturne, Fellini gli raccontava pensieri, entusiasmi e inquietudini. Poi, nella casa di via Margutta, si fermava a occuparsi dei gatti, offrendo loro latte e piccoli pezzi di pane. Mollica considera il regista uno degli artisti che più hanno inciso sulla sua idea di arte, insieme a Hugo Pratt: entrambi erano nati a Rimini ed erano capaci di trasformare la realtà in racconto e visione. Per questo, citando il titolo di un libro di Stefano Godano, definisce Fellini “un cielo che resta”.


La fantasia dentro la vita

Il giornalista ricorda anche il lato ironico dell’amico. Fellini riceveva continuamente premi, ma spesso non poteva ritirarli: il venerdì chiedeva a Mollica di aiutarlo a preparare lettere di ringraziamento sempre diverse. Per giustificare l’assenza, inventava ogni volta un nuovo impedimento, arrivando persino a evocare per decine di volte una zia malata.

La sua originalità stava nel confondere continuamente esperienza e immaginazione. Mollica ricorda che Fellini sosteneva come la visione fosse la forma più autentica di realismo. Nei loro viaggi in automobile, il regista gli chiedeva di guidare anche passando dove non era consentito; poi, durante le soste per il pranzo, preferiva osservare il paesaggio dalle colline. La moglie di Mollica, Rosa Maria, che lui chiama Rosemarie, leggeva favole alla figlia Caterina per convincerla a mangiare, mentre Fellini trasformava quelle storie in disegni sui tovaglioli.

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Il regista degli ultimi film

Mollica ricorda con particolare intensità il momento in cui Fellini ricevette l’Oscar alla carriera, nel 1993. Inizialmente il regista non voleva partire per Los Angeles e registrò a Saxa Rubra un breve messaggio in inglese. Poi cambiò idea, commosso dal vestito scelto da Giulietta Masina, che a suo giudizio rappresentava l’Italia, e decise di partecipare alla cerimonia.

Il documentario non nasce, secondo Mollica, dal desiderio di compensare la minore attenzione ricevuta da Fellini negli ultimi anni. L’obiettivo è riportare l’attenzione su una fase ancora ricca di opere importanti, tra cui Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna, realizzati con Milo Manara, oltre a Intervista, Ginger e Fred e La voce della luna. Il giornalista considera questi lavori attuali e profetici, attraversati dalla stessa libertà creativa dei film più celebri.

Tra i ricordi più forti c’è anche una frase affidata da Fellini a Roberto Benigni, rivolto alla luna: “Se tutti facessimo un po’ più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”. Mollica la considera una sorta di indicazione per la vita, capace di riassumere il valore umano e artistico dell’opera felliniana.


Una casa piena di memoria

Nella casa romana di Mollica, Rosa Maria gli resta accanto e gli porge ogni tanto un bicchiere d’acqua. Il salotto raccoglie quadri, disegni, tavole di fumetti e opere di artisti come Schifano e Manara; in un angolo c’è anche un presepe che la coppia lascia allestito tutto l’anno, considerandolo una presenza rassicurante.

Mollica ha raccontato di aver conosciuto Rosemarie dopo un concerto di Giorgio Gaber. A quell’episodio il cantautore avrebbe reagito con ironia, osservando che almeno le sue canzoni erano servite a qualcosa. Nel corso dell’intervista il giornalista ha ricordato anche la propria malattia, il glaucoma, la stessa patologia che aveva colpito Andrea Camilleri. La risposta sul tema dei sogni, però, nel testo dell’intervista si interrompe proprio mentre Mollica comincia a riferire le parole dello scrittore.

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