Dora, la skincare che parte dalla pelle e supera le etichette
Il marchio italiano sviluppa cosmetici inclusivi pensati per accompagnare i cambiamenti cutanei associati alle terapie ormonali di affermazione di genere.
Formule vegane, ingredienti di origine naturale fino al 98,3% e verifiche dermatologiche su pelli sensibili: Dora costruisce la propria identità su prodotti sviluppati con un approccio scientifico e inclusivo. Le referenze sono state sottoposte a test clinici e a valutazioni soggettive presso l’Università degli Studi di Ferrara, con l’obiettivo di analizzarne il comportamento sulla pelle senza ridurre l’esperienza cosmetica a una semplice questione di genere.
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Ingredienti scelti per esigenze reali
Nel catalogo trovano spazio attivi funzionali, estratti botanici e componenti ottenuti attraverso processi biotecnologici. Le formulazioni sono vegane e prive di parabeni, siliconi e sostanze considerate non necessarie, con una composizione pensata per mantenere un profilo essenziale senza rinunciare alla ricerca.
L’offerta è organizzata in base alle condizioni della pelle, non all’identità di chi la utilizza. L’attenzione riguarda quindi problematiche come lucidità, eccesso di sebo, pori evidenti, impurità e acne, ma anche secchezza, fragilità, sensibilità e disidratazione. I prodotti sono stati inoltre sottoposti a prove dermatologiche su pelli sensibili, mentre nello sviluppo hanno contribuito la farmacista e cosmetologa Francesca Peggion e la dottoressa Silvia di Chiano, endocrinologa del comitato scientifico del marchio.
Il rapporto tra ormoni e pelle
La ricerca interna di Dora prende in esame il legame tra variazioni ormonali e funzioni cutanee. Androgeni ed estrogeni possono incidere sulla produzione di sebo, sulla crescita dei peli, sull’idratazione, sulla sensibilità, sulla consistenza della pelle e sulla comparsa di imperfezioni.
Gli androgeni possono stimolare l’attività delle ghiandole sebacee e favorire una pelle più oleosa, pori maggiormente visibili e fenomeni acneici. Gli estrogeni, invece, sono associati a una minore produzione di sebo e possono contribuire a ridurre l’oleosità. Questi effetti interessano anche chi affronta una terapia ormonale di affermazione di genere, rendendo utile una routine capace di sostenere la barriera cutanea senza trattamenti aggressivi.
Il riferimento biologico è l’unità pilosebacea, formata dal follicolo del pelo e dalla ghiandola sebacea. Da qui nasce l’approccio del marchio: non creare cosmetici destinati a un genere, ma soluzioni rivolte a specifiche condizioni cutanee e ai cambiamenti che possono accompagnarle.
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Un progetto nato dall’ascolto
L’idea è partita da una domanda di Adriana Tassi, cofondatrice insieme a Giovanni Carfora: se gli ormoni modificano la pelle durante la pubertà, la gravidanza o la menopausa, quali effetti possono produrre nel corso di una terapia ormonale di affermazione di genere? Per rispondere, i fondatori hanno studiato la letteratura scientifica e si sono confrontati con endocrinologia, psicologia e cosmetologia.
Con il supporto del professor Guido Giovanardi, docente di Psicologia all’Università La Sapienza di Roma, il gruppo ha incontrato persone della comunità attraverso alcune associazioni. Le loro esperienze hanno contribuito a orientare le caratteristiche dei prodotti e le successive prove di efficacia, trasformando il confronto in una componente stabile del percorso creativo.
«Non ci stavamo occupando semplicemente di skincare, ma avevamo la possibilità di contribuire a qualcosa di più grande: mettere al centro persone che troppo spesso vengono ignorate», ha spiegato Tassi. La creative director ha chiarito anche che non esiste una pelle transgender o cisgender: una pelle grassa resta una pelle grassa, mentre a cambiare possono essere il contesto e il modo in cui la pelle si trasforma.
Oltre le campagne di facciata
Dora si inserisce in un settore in cui molte aziende hanno legato la propria comunicazione a temi come diritti LGBTQIA+, contrasto alla violenza sulle donne e rappresentazione delle minoranze. Secondo la visione del marchio, però, slogan, immagini e simboli non bastano quando non sono accompagnati da iniziative concrete e durature.
Il progetto rivendica così un’idea di bellezza senza categorie rigide, rivolta a persone con esigenze diverse. Il nome Dora richiama Dora Richter, considerata la prima donna transgender a sottoporsi a un intervento completo di riassegnazione del sesso. Per Tassi, l’inclusione consiste soprattutto nel creare condizioni perché le persone possano raccontarsi direttamente, senza essere rappresentate da chi non ha vissuto la loro esperienza.
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