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Lifestyle 2 min di lettura6 giorni fa

Alzheimer, la fuga che svela un amore mai perduto

La storia di una madre smarrita in stazione diventa il punto di partenza per raccontare cosa resta, chi assiste e perché lo stigma continua a pesare sulle famiglie.

Settembre richiama l’attenzione sull’Alzheimer, ma la malattia emerge qui attraverso un episodio intimo: una madre che, ormai avanti con gli anni, tenta di raggiungere qualcuno che per lei esiste ancora. Il racconto nasce da quella scena e da ciò che, solo dopo, la famiglia scoprirà davvero.


La corsa alla stazione

Una telefonata arriva nel momento meno atteso: un amico avverte che la donna si trova alla Stazione Centrale di Napoli, seduta in fondo al binario 17, e che forse è stata derubata. Il figlio corre lì e la ritrova con un cappotto scuro addosso, mentre stringe una busta che lui riconosce subito come vecchia carta da lettera, mai usata e conservata per anni.

Alla domanda sul perché fosse lì, la madre risponde soltanto di essere stata derubata. Poi viene aiutata ad alzarsi, con fatica, anche per l’artrosi, e insieme tornano verso casa lungo la banchina. In quel tratto, il figlio si chiede come sia riuscita ad arrivare sola fino alla stazione, visto che da tempo non usciva più senza aiuto.


Quella lettera diceva più di tutto

Solo in seguito arriva il quadro clinico: osteoporosi e, poco dopo, la diagnosi di Alzheimer, la forma di demenza più diffusa tra le oltre 150 conosciute. La busta lasciava aperte molte domande, ma quando viene aperta la sorpresa è totale: nessun amore segreto, nessun destinatario misterioso. La donna voleva raggiungere il marito, già morto da anni, che nella sua mente era ancora vivo e giovane.

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Da lì comincia un percorso lungo più di dieci anni, in cui la malattia coinvolge non solo chi ne è colpito ma anche chi gli sta accanto. Nel testo si sottolinea che in Italia le persone con Alzheimer sono quasi un milione e mezzo, mentre i curacari arrivano a quasi cinque milioni.


Aiuto, corsi e una sfida culturale

Per affrontare questa condizione, l’invito è a rivolgersi ad associazioni e centri Alzheimer, presenti sempre più capillarmente nel Paese. Viene anche ribadito che non bisogna cedere allo stigma, perché di questa malattia non ci si deve vergognare, e che la speranza resta essenziale anche nei momenti più difficili.

Tra le iniziative citate c’è L’Approccio corretto alla persona smarrita, progetto ideato da Giusy Molena dell’Associazione Alzheimer Piove di Sacco e pensato per le Forze dell’Ordine, ma anche per familiari e cittadini. L’obiettivo è insegnare come avvicinare e gestire chi soffre di demenza quando si trova disorientato e lontano da casa. Nel testo si ricorda inoltre il convegno al Senato Curacari: il popolo dell’amore disinteressato ha bisogno del nostro aiuto, in programma il 13 ottobre, con l’intento di sostenere il finanziamento del Piano Demenze.

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