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Lifestyle 2 min di lettura3 ore fa

Addio a Umberto Pizzi: sei decenni d’Italia nelle sue fotografie

Aveva 89 anni il fotoreporter romano capace di attraversare la Dolce Vita, i palazzi del potere e i conflitti internazionali

Per oltre mezzo secolo Umberto Pizzi ha trasformato la macchina fotografica in uno strumento per osservare l’Italia, i suoi protagonisti e i suoi cambiamenti. Il fotografo è morto a 89 anni; la notizia è stata diffusa dal Fatto Quotidiano, testata con cui lavorava da più di dieci anni.

Nato a Zagarolo nel 1937, Pizzi aveva cominciato a scattare nel 1968. Da quel momento aveva continuato a lavorare senza interruzioni, spostandosi ogni giorno in scooter con la fotocamera al collo e andando alla ricerca di scene capaci di restituire il clima di un’epoca.


Dalla Dolce Vita ai palazzi del potere

Il suo archivio attraversa i decenni della Dolce Vita e comprende alcuni dei personaggi più celebri dello spettacolo internazionale. Tra le immagini realizzate da Pizzi ci sono anche quelle dedicate alla relazione tra Liz Taylor e Richard Burton, una delle grandi vicende sentimentali raccontate dalla stampa dell’epoca.

Il fotografo rivolse però lo sguardo soprattutto alla società italiana e ai suoi rituali. Seguì ambienti politici, trasformazioni culturali, vizi e abitudini collettive, con un’attenzione particolare alla nobiltà romana e ai suoi appuntamenti mondani.


Un obiettivo anche nelle guerre

La sua attività non rimase confinata alla cronaca mondana o politica. Pizzi lavorò infatti come fotoreporter di guerra per la Fao, documentando scenari in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.

Quell’esperienza ampliò il raggio del suo lavoro, aggiungendo al racconto della società italiana la testimonianza diretta di Paesi segnati da conflitti e tensioni. In ogni contesto mantenne il ruolo di osservatore sul campo, pronto a cogliere l’immagine destinata a diventare memoria.


Gli ultimi anni tra libri e cronaca

Negli anni Duemila Pizzi collaborò con Dagospia, pubblicando fotografie dedicate ai personaggi e agli ambienti della vita pubblica italiana. Da quel percorso nacquero anche i libri Cafonal e Ultracafonal, centrati sul lato più esibito e particolare della mondanità nazionale.

Il suo lavoro proseguì poi attraverso la collaborazione con il Fatto Quotidiano, iniziata oltre dieci anni fa. Fino alla fine Pizzi rimase legato alla pratica quotidiana della fotografia: uno scooter, una macchina al seguito e la ricerca di un frammento capace di raccontare il Paese.

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