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Lifestyle 3 min di lettura3 giorni fa

108 saluti al sole: il rito yoga che unisce star e tradizione

Dalle origini indiane alla pratica quotidiana di Dua Lipa, il nuovo volume di iO Donna racconta il gesto più celebre dello yoga.

Il numero 108 accompagna uno dei rituali più suggestivi dello yoga. In occasione di solstizi ed equinozi, la sequenza viene infatti ripetuta per 108 volte in luoghi come Times Square e Hyde Park: una pratica che può durare tra i 75 e i 90 minuti, secondo la velocità scelta. Chiara Travisi, autrice del volume dedicato al tema, collega il numero ai grani dei mala e a una suggestiva proporzione astronomica tra Terra, Sole e diametro dell’astro, precisando però che non esistono conferme storiche definitive.

Lo yoga, intanto, è seguito da circa 6 milioni di persone in Italia e da 300 milioni nel mondo. La sua diffusione è celebrata dal 2014 con la Giornata Mondiale dello Yoga, istituita dall’Onu in corrispondenza del solstizio d’estate su proposta di Narendra Modi, che pratica quotidianamente questa disciplina e ne ha sottolineato il possibile contributo alla consapevolezza e alla compassione.


Il rituale amato dalle celebrità

Dua Lipa porta la pratica anche durante i tour, inserendola tra prove e spettacoli. Le immagini condivise sui social mostrano la popstar impegnata in posizioni di allungamento in contesti diversi, compreso il mare di Ibiza su una tavola da Sup.

Non è l’unica celebrità ad aver trasformato lo yoga in un’abitudine stabile. Gisele Bündchen e Jennifer Aniston figurano tra le star che lo hanno integrato nella propria quotidianità, mentre il Saluto al sole resta la sequenza più riconoscibile: un insieme di posizioni in cui il ritmo respiratorio accompagna il passaggio da un gesto all’altro.


Perché si guarda al Sole

Nella cultura indiana Surya rappresenta molto più dell’astro che illumina il cielo. È associato alla vitalità, alla conoscenza e alla trasformazione; rivolgersi simbolicamente a lui significa quindi accogliere un nuovo inizio e riattivare le proprie energie.

Il nome tradizionale della sequenza è Surya Namaskar. La sua collocazione ideale al mattino richiama il passaggio dalla quiete notturna all’attività, ma il significato del rituale non si esaurisce nell’orario: il corpo si estende, si raccoglie, arretra, scende e torna progressivamente alla posizione iniziale.

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Una pratica nata nel tempo

L’idea contemporanea del Saluto al sole non discende da una forma immutata tramandata per secoli. Le radici dello yoga si trovano nei veda, le antiche scritture indù, ma la disciplina ha attraversato trasformazioni successive.

Fu Bhawanrao Pant Pratinidhi, rāja di Aundh, a dare nel 1920 una struttura riconoscibile a quell’antico gesto di devozione. Travisi spiega che la codificazione maturò anche nel clima di rinnovato interesse per il corpo seguito ai Giochi Olimpici di De Coubertin, alla fine dell’800, e che le diverse scuole hanno poi elaborato varianti proprie.


Movimento alla portata di tutti

La sequenza non impone prestazioni atletiche. Può essere eseguita lentamente e modificata in base alle capacità individuali: secondo Travisi, «non richiede necessariamente virtuosismi o acrobazie», perché il suo obiettivo principale è coordinare il respiro con il movimento e creare uno spazio di concentrazione.

Molti insegnanti la utilizzano come riscaldamento. Nell’approccio Iyengar, praticato da Travisi a Milano, cinghie, mattoncini, cuscini, sedie e panche aiutano a mantenere correttamente le posizioni, rendendo il lavoro più accessibile anche a chi ha poca flessibilità o a persone di età diverse.

Il primo volume della collana illustrata Lezioni di yoga, intitolato Saluto al sole, è in edicola da oggi fino al 17 aprile 2027 insieme a iO Donna, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Il libro concentra l’attenzione sulla sequenza più nota della disciplina, tra simbolismo, storia e indicazioni per avvicinarsi alla pratica.

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