Volkswagen, salari fermi fino al 2030: la sfida dei sindacati
Il possibile blocco degli aumenti si inserisce nel piano di risanamento che comprende migliaia di esuberi e il rischio di chiusura per quattro impianti in Germania.
La trattativa tra Volkswagen e i suoi dipendenti si apre all’insegna dello scontro. L’azienda potrebbe mantenere invariati gli stipendi fino al 2030, mentre i sindacati si preparano a respingere una linea che arriva insieme a pesanti riduzioni dell’organico e all’ipotesi di fermare quattro stabilimenti tedeschi.
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Il nodo degli stipendi divide le parti
L’indiscrezione sul congelamento delle retribuzioni è stata riferita dalla Sueddeutsche Zeitung, proprio mentre si avvicina la stagione dei rinnovi contrattuali. Per i rappresentanti dei lavoratori, la prospettiva aggrava un clima già teso dopo due anni di piani strategici orientati alla riduzione dei costi.
La posizione sindacale è stata espressa senza ambiguità: “Il sogno del consiglio di amministrazione non si realizzerà mai”. La frase riassume l’intenzione di contrastare l’eventuale blocco salariale e, più in generale, il progetto industriale delineato dal vertice del gruppo.
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Migliaia di posti sono a rischio
Il piano promosso dall’amministratore delegato Oliver Blume prevede infatti il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro. A questa misura si aggiunge la possibile chiusura di quattro fabbriche in Germania, un’ipotesi destinata a pesare sulle prossime discussioni con i dipendenti.
I sindacati avevano già avvertito che l’autunno sarebbe stato particolarmente difficile. Ora il confronto sui contratti rischia di concentrarsi non soltanto sugli aumenti, ma anche sulle conseguenze occupazionali delle scelte messe sul tavolo da Volkswagen.
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