Volkswagen, il piano che infiamma le fabbriche tedesche
La casa automobilistica valuta misure pesanti: occupazione, salari e organizzazione del lavoro entrano al centro dello scontro con i dipendenti.
In Germania il settore automobilistico si avvia verso mesi di forte tensione. A Volkswagen, il principale gruppo del Paese, i lavoratori devono fare i conti con un piano che prevede la riduzione di 100.000 posti, il blocco degli aumenti e degli scatti salariali fino alla fine del decennio e la chiusura di quattro impianti.
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La protesta parte da Volkswagen
Nelle fabbriche del gruppo il clima è descritto come incandescente. Le misure annunciate toccano sia l’occupazione sia la retribuzione, alimentando il timore di una reazione organizzata da parte degli operai.
A rendere ancora più delicato il confronto contribuisce la disdetta di accordi considerati storici. Il testo disponibile indica così una rottura significativa rispetto alle regole che hanno disciplinato finora i rapporti di lavoro negli stabilimenti Volkswagen.
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Salari fermi e più ore
Oltre alla riduzione degli organici, l’azienda punta a congelare aumenti e progressioni di stipendio sino al termine del decennio. Per i dipendenti, la prospettiva combina quindi una minore sicurezza occupazionale con l’assenza di crescita salariale.
Tra le ipotesi citate compare anche l’allungamento dell’orario lavorativo. Il quadro delineato riguarda dunque non soltanto il numero degli addetti, ma anche le condizioni concrete di lavoro e gli equilibri sindacali all’interno del gruppo.
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