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Economia 2 min di lettura56 min fa

Crisi d’impresa, 9.869 liquidazioni: il nodo dei debiti

Nel 2025 aumentano sia le liquidazioni giudiziali sia gli strumenti per affrontare l’insolvenza, mentre Eurispes richiama i rischi di una gestione impropria.

Il sistema produttivo italiano registra un nuovo peggioramento sul fronte delle crisi aziendali. A fine 2025 le liquidazioni giudiziali hanno raggiunto quota 9.869, con una crescita del 7,2% rispetto all’anno precedente, mentre il totale delle procedure legate alle diverse forme di crisi è salito a 13.470, segnando un aumento del 15,5%.

A preoccupare Eurispes non è soltanto la quantità delle imprese coinvolte, ma anche il possibile effetto di un uso scorretto degli strumenti introdotti per affrontare l’insolvenza. Lo studio, realizzato utilizzando dati Unioncamere e l’indagine Cribis, avverte che tali meccanismi potrebbero trasformarsi in una sorta di “indulto” prodotto dal sistema stesso, con la cancellazione di debiti anche molto elevati a danno dei creditori e della collettività.

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Liquidazioni e crisi sono in aumento

Il numero delle liquidazioni giudiziali è cresciuto di 663 unità in un anno, passando dal dato del 2024 a quello registrato nel 2025. Considerando anche le altre tipologie di crisi, il bilancio complessivo arriva invece a 13.470 casi.

Il rapporto sottolinea inoltre la vulnerabilità delle nuove attività economiche: circa un’impresa su cinque interrompe il proprio percorso entro i primi due anni dalla nascita. Per Eurispes, questo dato conferma la fragilità strutturale del tessuto imprenditoriale nazionale.


Più domande per gestire l’insolvenza

Nel corso del 2025 è aumentato anche il ricorso alle procedure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Le istanze di composizione negoziata hanno superato quota 1.776, diventando lo strumento più utilizzato tra quelli considerati nello studio.

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In crescita anche il concordato semplificato, passato dalle 85 richieste del 2024 alle 143 presentate nel 2025. L’incremento segnala una maggiore ricerca di soluzioni per affrontare le difficoltà, ma rende ancora più importante il controllo sul loro utilizzo.


Il rischio per creditori ed Erario

Secondo l’analisi, una gestione non corretta delle procedure potrebbe consentire di ridurre drasticamente, fino ad azzerare, esposizioni accumulate nel tempo. I debiti possono riguardare soggetti privati, ma anche lo Stato e soprattutto l’Erario.

Eurispes evidenzia quindi una conseguenza che supererebbe gli interessi delle singole aziende: il costo di eventuali abusi ricadrebbe sull’intera comunità. La crescita delle procedure rende centrale assicurare che gli strumenti di regolazione della crisi siano applicati con rigore e senza trasformarsi in una via automatica per sottrarsi agli obblighi finanziari.

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