7.000Lettori online ora
Economia 1 min di lettura3 giorni fa

Volkswagen frena a Puebla: oltre 1.200 posti saltano tra fabbrica e fornitori

La riduzione dei terzi turni nello stabilimento messicano si ripercuote sulla filiera, mentre l’industria locale prova a limitare i danni con ricollocamenti e nuovi investimenti.

La stretta sulla produzione di Volkswagen a Puebla ha già lasciato il segno: tra lo stabilimento e la filiera locale si contano più di 1.200 posti di lavoro perduti. Il ridimensionamento dei turni sui modelli Jetta e Tiguan ha innescato un contraccolpo immediato anche per le imprese della componentistica.

Il quadro è stato descritto da Carlos Sosa Spínola, presidente locale della Canacintra, che ha collegato gli esuberi agli aggiustamenti decisi dalla casa madre. Sullo sfondo pesa anche il piano annunciato a livello globale da Volkswagen, che prevede il taglio di 50.000 posizioni.


L’impatto non si ferma allo stabilimento

Il caso più evidente riguarda i 611 lavoratori licenziati nello stabilimento di Puebla dopo la riduzione dei terzi turni. Ma l’effetto domino si è allargato rapidamente: altre 650 persone hanno perso il posto in sette aziende fornitrici, colpite dalla minore attività produttiva.

La contrazione non riguarda quindi soltanto la linea di montaggio, ma anche l’indotto che ruota attorno alla fabbrica messicana. È proprio questa rete di fornitori ad aver assorbito in pieno la frenata della produzione.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Ricollocamenti e cautela nei negoziati

Sosa Spínola ha spiegato che si proverà a valorizzare la forza lavoro già presente sul territorio, con l’obiettivo di favorire nuovi impieghi invece di spostare i lavoratori verso altri stati. Ha inoltre ricordato che in zona esistono aziende che cercano personale in modo stabile, soprattutto figure con esperienza.

Secondo il presidente della Canacintra, opportunità aggiuntive potrebbero aprirsi entro il 2027 grazie a nuovi investimenti. Nel frattempo, però, ha chiesto prudenza nei colloqui tra azienda e sindacato dopo il no all’aumento del 10,04%, avvertendo che uno sciopero aggraverebbe le difficoltà di un settore già sotto pressione per i dazi statunitensi.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere