Vigneti valdostani, vendemmia anticipata e acqua a rischio
Il raccolto ha mantenuto i livelli dell’anno scorso, ma caldo, siccità e ghiacciai in ritiro aumentano le incognite.
La vendemmia valdostana del 2026 si è chiusa con quantità simili al 2025, ma il clima ha messo sotto pressione le aziende.
Nicolas Bovard, presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta, avverte che la disponibilità d’acqua potrebbe diventare una difficoltà crescente per i produttori. Temperature molto elevate e piogge scarse si sono sommate al progressivo arretramento dei ghiacciai.
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Acqua e rese del raccolto
Gli impianti destinati all’irrigazione di soccorso hanno consentito di limitare i danni durante la stagione. «Per ora gli impianti per l’irrigazione di soccorso hanno evitato il peggio, ma non sappiamo fino a quando», ha spiegato Bovard.
Secondo il presidente, il problema non riguarda soltanto l’annata appena conclusa. Se caldo intenso e precipitazioni ridotte si ripeteranno con maggiore frequenza, la gestione della risorsa idrica entrerà tra le principali preoccupazioni della viticoltura locale.
Il volume prodotto è rimasto comunque paragonabile a quello dell’anno precedente. Bovard considera il risultato complessivo positivo grazie al lavoro svolto da tutte le persone impegnate nei vigneti e nelle cantine, definendo il 2026 «una buona vendemmia».
Una raccolta sempre più precoce
La raccolta è iniziata l’11 agosto e si è conclusa a metà ottobre. Per il presidente del Consorzio, che ha 48 aziende associate e rappresenta circa il 97% della produzione regionale di vino Doc, le date confermano quanto il calendario viticolo si sia spostato in avanti.
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«In passato la vendemmia non cominciava mai prima di metà settembre», ha ricordato Bovard. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, l’anticipo si è ripetuto abbastanza spesso da far pensare a una tendenza e non più soltanto a un episodio isolato.
Bovard guida anche Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle, cooperativa che realizza circa 160mila bottiglie ogni anno. Il 40% viene venduto in Valle d’Aosta, un altro 40% nel resto d’Italia e la quota rimanente sui mercati esteri.
Uve mature nello stesso periodo
Il caldo ha accelerato la maturazione di varietà diverse, arrivate così alla fase ottimale nello stesso momento. Le aziende hanno dovuto modificare la programmazione abituale, normalmente organizzata su tempi di raccolta distribuiti.
Per mantenere la freschezza e l’acidità associate ai vini di montagna, alcune uve sono state vendemmiate contemporaneamente. Bovard ha però segnalato la difficoltà crescente nel trovare il giusto rapporto tra sviluppo degli acini e conservazione dell’acidità.
Un’eventuale ripetizione di questa situazione imporrebbe una riorganizzazione profonda delle attività. Anche il controllo del calore accumulato dalle uve, sia durante il trasporto sia negli ambienti di vinificazione, è diventato più complesso per le cantine valdostane.
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