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Economia 3 min di lettura3 ore fa

Uscita a 64 anni, fondo da 850 milioni nella Manovra

La misura riguarderebbe soprattutto i contributivi, ma requisiti, platea e possibile ricalcolo dell’assegno restano da definire.

Un fondo da 850 milioni di euro apre alla possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni dal 2027, invece dei 67 previsti oggi.

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Il possibile taglio dell’assegno

L’accesso anticipato potrebbe comportare una pensione più bassa. L’importo dipenderebbe dall’età di uscita, dai contributi non versati negli anni successivi e dal metodo applicato per calcolare la prestazione.

Tra le ipotesi c’è il ricalcolo completo con il sistema contributivo. A subire l’effetto maggiore sarebbero i lavoratori che hanno maturato una parte dell’assegno con il metodo retributivo. Inoltre, il coefficiente di trasformazione previsto a 64 anni è inferiore a quello utilizzato a 67.


Una riduzione senza scadenza

L’eventuale differenza sull’importo non verrebbe recuperata automaticamente al compimento dei 67 anni. Chi accettasse un assegno più contenuto al momento del pensionamento continuerebbe quindi a riceverlo senza un successivo ricalcolo legato all’età ordinaria.

La somma resterebbe comunque soggetta alle rivalutazioni previste dalle norme. L’entità della riduzione, però, dipenderebbe dalla storia contributiva individuale e dalle regole che il Parlamento dovrà ancora approvare.


Fondo e decisione parlamentare

La proposta è stata sostenuta soprattutto da Matteo Salvini. Giorgia Meloni ha annunciato nella Manovra 2027 lo stanziamento destinato alla flessibilità previdenziale, dopo il via libera del Consiglio dei ministri arrivato il 28 ottobre.

La dotazione non basterebbe, secondo le stime disponibili, a coprire la versione più ampia dell’intervento, il cui costo è valutato intorno a 1,6 miliardi di euro. Spetterà dunque al Parlamento decidere condizioni, risorse utilizzabili e numero degli aventi diritto.

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Età e contributi richiesti

L’ipotesi attualmente circolata prevede almeno 64 anni di età e 36 anni di versamenti. Si tratta di requisiti ancora non approvati e ai quali potrebbero aggiungersi limiti reddituali, condizioni specifiche o una platea selezionata in base alle risorse disponibili.

Per il pensionamento ordinario restano invece i 67 anni, soglia che dovrebbe salire a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028. In linea generale, servono almeno 20 anni di contributi.


Chi potrebbe rientrare

L’obiettivo sarebbe allargare l’accesso anche a chi ha cominciato a versare prima del 1° gennaio 1996. Oggi queste persone, di norma, non possono utilizzare a 64 anni il canale riservato a chi ha una carriera interamente contributiva, salvo specifiche alternative, tra cui il computo nella Gestione separata dell’Inps.

Resta da chiarire se la nuova possibilità sarebbe limitata ai contributivi puri oppure estesa anche ai lavoratori con pensione mista. In quest’ultimo caso potrebbe essere richiesto il ricalcolo dell’intero trattamento, con conseguenze diverse a seconda del percorso assicurativo.


Il confronto con Quota 100

La combinazione di 64 anni e 36 anni di contributi ricorderebbe Quota 100, ma le due formule non coinciderebbero. La misura introdotta nel 2019 consentiva di anticipare il ritiro con 62 anni di età e 38 anni di contributi, fino al 2021.

Per Quota 100 non era previsto l’obbligo di trasformare tutta la pensione secondo il metodo contributivo. La nuova proposta, invece, potrebbe includere proprio questa condizione, se il Parlamento scegliesse di estendere l’accesso ai lavoratori del sistema misto.

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