548notizie oggi Scopri i vantaggi
Economia 3 min di lettura1 ora fa

Pensionamento a 64 anni, il fondo da 850 milioni

La Lega propone l’uscita anticipata per i contributivi, ma il Parlamento dovrà definire requisiti, costi e platea.

Il governo ha inserito nella Manovra 2027 un fondo da 850 milioni di euro destinato alla flessibilità pensionistica. L’ipotesi sostenuta dalla Lega consentirebbe ad alcuni lavoratori di lasciare l’attività a 64 anni, invece dei 67 previsti oggi per la pensione di vecchiaia.

La proposta, annunciata dopo il via libera del Consiglio dei ministri del 28 ottobre, non è ancora una misura operativa. Spetterà al Parlamento stabilire chi potrà accedervi, quali condizioni saranno necessarie e come distribuire le risorse disponibili.

Offerta del giorno29 ottobre

Lancome

-20% sui pacchetti da Lancôme

Scade tra 63 giorni
*******


Età e contributi richiesti

Il progetto a cui lavora il Carroccio prevede, in linea di massima, almeno 64 anni di età e 36 anni di versamenti previdenziali. La combinazione ricorda per impostazione la precedente Quota 100, ma presenta requisiti differenti e non è stata ancora approvata in via definitiva.

La misura sarebbe rivolta soprattutto a chi rientra interamente nel sistema contributivo, cioè in genere ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Il regime ordinario, invece, consente oggi l’uscita per vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, soglia destinata a salire a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028.

Non sono stati fissati eventuali limiti sull’importo della pensione, ulteriori vincoli o categorie prioritarie. La disponibilità finanziaria potrebbe inoltre imporre una selezione tra le domande, qualora il numero degli aventi diritto fosse superiore alla capacità del fondo.


Chi potrebbe rientrare

Uno degli obiettivi indicati dalla Lega è ampliare l’accesso anche a chi ha cominciato a lavorare prima del 1996. Queste persone, di norma, non possono utilizzare il canale contributivo per andare in pensione a 64 anni, salvo il ricorso a specifiche regole o al trasferimento dei contributi nella Gestione separata dell’Inps.

Resta da chiarire se l’eventuale anticipo sarà riservato soltanto a chi ha una posizione previdenziale interamente contributiva oppure se comprenderà anche i lavoratori con sistema misto. In quest’ultimo caso potrebbe essere richiesto il ricalcolo complessivo dell’assegno secondo il metodo contributivo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Differenze con Quota 100

La precedente Quota 100, introdotta nel 2019 e utilizzabile fino al 2021, permetteva di anticipare il pensionamento con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Il nuovo schema ipotizzato alzerebbe l’età minima a 64 anni e ridurrebbe a 36 anni il periodo contributivo necessario.

Un’altra differenza riguarda il calcolo della pensione. Per Quota 100 non era previsto l’obbligo di trasformare l’intero trattamento con il metodo contributivo; la nuova proposta potrebbe invece legare l’accesso anticipato proprio a questa condizione, soprattutto per chi ha una carriera caratterizzata da regole miste.


Possibili effetti sull’assegno

L’uscita a 64 anni potrebbe comportare una pensione più bassa rispetto a quella ottenibile restando al lavoro fino all’età ordinaria. L’importo dipenderebbe dalla storia contributiva individuale, dagli anni di versamenti già accumulati e dalla parte di pensione eventualmente calcolata con il sistema retributivo.

A incidere sarebbe anche il coefficiente di trasformazione, che a 64 anni è inferiore a quello applicato a 67 anni. Inoltre, chi smette prima non maturerebbe i contributi relativi agli anni di lavoro non svolti. Per le posizioni miste, il ricalcolo integrale contributivo potrebbe produrre una riduzione più marcata.


La durata della riduzione

L’eventuale assegno più contenuto non verrebbe ricalcolato automaticamente al compimento dei 67 anni. La differenza rispetto alla pensione ordinaria potrebbe quindi restare per tutta la durata del trattamento, senza trasformarsi necessariamente in una penalizzazione indicata in modo esplicito dalla legge.

La pensione continuerebbe comunque a beneficiare delle rivalutazioni previste dalla normativa. Entità della riduzione, platea degli interessati e modalità di accesso saranno definite soltanto quando il Parlamento approverà le regole definitive.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere