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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Uova, la sfida di Eurovo: 120 milioni per non dipendere dall’estero

Il gruppo emiliano amplia allevamenti, confezionamento e produzione di mangimi mentre il mercato cresce e l’Italia aumenta gli acquisti dall’estero.

L’Italia consuma sempre più uova, ma la produzione nazionale non basta ancora a coprire l’intera domanda. Nel 2025 l’autosufficienza si è fermata al 92% e le importazioni di uova in guscio destinate al consumo sono aumentate dell’82,6%, raggiungendo 87,6 mila tonnellate. In questo scenario Eurovo ha già investito 53 milioni di euro, all’interno di un programma triennale da 120 milioni.


La domanda corre più dell’offerta

Il gruppo con sede a Imola, che nel 2025 ha registrato ricavi per 1,54 miliardi di euro, sta rafforzando la propria capacità produttiva e il controllo delle diverse fasi della filiera. La spinta arriva anche dai consumi: secondo Circana, nei primi otto mesi del 2026 le vendite di uova in Italia sono salite dell’8%.

Il comparto avicolo ha quindi assunto un peso strategico. Nel 2025 gli allevamenti italiani hanno prodotto oltre 12,5 miliardi di uova, equivalenti a più di 34 milioni al giorno, per un valore complessivo stimato in 3,73 miliardi di euro. «Stiamo investendo per rafforzare la base produttiva italiana e garantire continuità agli approvvigionamenti in una fase in cui la domanda sta crescendo più velocemente dell’offerta», ha spiegato Federico Lionello, direttore commerciale di Eurovo.


Tre impianti per la filiera

Il progetto economicamente più rilevante riguarda Imola, dove alla fine di novembre dovrebbe diventare operativo il settimo centro di imballaggio del gruppo. L’impianto, costato 25 milioni di euro, potrà confezionare fino a 5 milioni di uova al giorno e darà lavoro a circa 150 persone. Lionello ha sottolineato che la struttura servirà anche a migliorare automazione ed efficienza.

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A gennaio è invece previsto l’avvio del nuovo allevamento di Amelia, in Umbria. La struttura ospiterà 500 mila galline allevate a terra e richiederà 18 milioni di euro. L’intervento punta ad ampliare la disponibilità interna di prodotto e a rendere più stabile il rifornimento del mercato italiano.


Mangimi, il controllo parte dall’origine

Il terzo tassello del piano sarà costruito a Bagnara di Romagna, nel Ravennate. Entro il 2027 Eurovo realizzerà un mangimificio da 10 milioni di euro, destinato a produrre anche alimenti biologici per gli animali.

L’impianto consentirà al gruppo di seguire con maggiore precisione anche la fase nutrizionale, prima dell’allevamento e della lavorazione delle uova. Silvia Lionello, direttrice commerciale e comunicazione, ha indicato nel controllo dell’intera catena e nella riduzione degli sprechi e dell’impatto ambientale i principali obiettivi dell’operazione. La scelta riguarda una voce centrale del settore: quasi il 40% dei mangimi prodotti in Italia viene utilizzato dall’avicoltura.

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