Uova, 3,73 miliardi in gioco: la filiera cerca il salto tecnologico
Il comparto italiano punta su innovazione, benessere animale e biosicurezza, mentre aziende e istituzioni discutono di investimenti, redditività e regole per le importazioni.
Nel 2025 Eurovo ha registrato un aumento del 18% nei pulcini acquistati da sistemi di sessaggio nell’uovo rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, gli impianti fotovoltaici del gruppo hanno prodotto 4.411 MWh di elettricità: due dati che fotografano la trasformazione tecnologica e ambientale in corso nel settore.
Con una storia ultracinquantennale, Eurovo opera oggi in sette Paesi europei, serve più di 5.000 clienti distribuiti in oltre 40 Paesi e ha chiuso il 2025 con ricavi per 1,538 miliardi di euro. Il bilancio di sostenibilità indica inoltre che il 92% del valore economico generato è stato destinato ai portatori di interesse.
L’innovazione chiede risorse adeguate
La crescita delle tecniche capaci di individuare il sesso dell’embrione prima della schiusa rappresenta una delle principali novità per la filiera. L’applicazione di questi strumenti, tuttavia, richiede capitali e condizioni economiche che ne permettano l’adozione su scala più ampia.
La stessa esigenza riguarda la biosicurezza, la nutrizione di precisione e i sistemi produttivi orientati al benessere animale. Eurovo ha dichiarato di aver dedicato nel 2025 80.000 ore alla propria squadra interna specializzata in biosicurezza e di aver sottoposto i prodotti finiti a oltre 10 milioni di controlli analitici nell’arco dell’anno.
Silvia Lionello, direttrice organizzazione e servizi generali di Eurovo, ha sottolineato che il valore dell’uovo dipende dall’intera rete di persone e imprese coinvolte nella produzione, nella trasformazione e nella distribuzione. «Serve una visione condivisa, capace di riconoscere gli investimenti necessari e distribuire il valore lungo tutta la catena», ha affermato, richiamando la necessità di un confronto unitario con istituzioni e mercato.
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Redditività e regole al centro
Le richieste emerse dal confronto riguardano innanzitutto la sostenibilità economica degli allevamenti. Tra le priorità indicate figurano la protezione dei margini degli operatori, gli incentivi all’ammodernamento tecnologico e una revisione delle norme sulle attività agricole connesse.
Un altro tema riguarda la concorrenza internazionale. Gli operatori chiedono che alle merci provenienti dai Paesi terzi siano applicate condizioni comparabili a quelle richieste ai produttori italiani ed europei, così da evitare squilibri lungo la catena di approvvigionamento.
Una filiera da 3,73 miliardi
In Italia la produzione annua raggiunge 12,5 miliardi di uova, equivalenti a circa 34 milioni di pezzi al giorno. Secondo Ismea, il comparto esprime un valore complessivo di 3,73 miliardi di euro e occupa quindi una posizione rilevante nell’agroalimentare nazionale.
Questi numeri hanno fatto da cornice all’incontro intitolato “L’uovo è solo la punta dell’iceberg”, organizzato da Eurovo con Assoavi e Msd Animal Health. Il confronto ha esaminato l’evoluzione dei modelli di allevamento e le condizioni necessarie per mantenere competitivo e sostenibile il settore nel tempo.
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