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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Fisco al 43,5%: famiglie più fragili e manovra senza margini

Nel secondo trimestre il potere d’acquisto è diminuito mentre consumi e pressione fiscale sono aumentati, complicando la ricerca delle risorse per il bilancio 2027.

Il bilancio delle famiglie si fa più difficile: tra aprile e giugno il reddito disponibile è salito appena dello 0,4%, mentre la spesa per i consumi è aumentata dell’1,7%. Nello stesso periodo il potere d’acquisto è arretrato dello 0,9% e la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, con un incremento di 0,5 punti rispetto a un anno prima. È da questo quadro che il governo dovrà partire per costruire una manovra con margini finanziari quasi esauriti.


Famiglie strette tra tasse e consumi

L’aumento delle uscite ha ridotto la capacità di risparmio, scesa al 6,7%, cioè 1,2 punti in meno su base annua. Anche il deterioramento del potere d’acquisto preoccupa le organizzazioni dei consumatori: il Codacons prevede che gli effetti della guerra possano farsi sentire ancora di più nel trimestre successivo.

La Cgil chiede un intervento immediato per neutralizzare il drenaggio fiscale. Dalle opposizioni arrivano invece accuse dirette all’esecutivo. Francesco Boccia, del Partito democratico, ha definito i numeri «il fallimento» del governo e ha domandato se Giorgia Meloni avrebbe nuovamente attribuito la responsabilità all’Istat; Giuseppe Conte sostiene che le tasse stiano «affondando il ceto medio». Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato del «conto delle scelte» compiute dal governo.


Crescita confermata, conti meno pesanti

Non tutti gli indicatori hanno però segno negativo. L’Istat ha confermato l’espansione del Pil, cresciuto dello 0,2% rispetto al primo trimestre e dell’1% su base annua. La crescita già acquisita per il 2026 è pari allo 0,8%, poco distante dall’obiettivo dell’1% indicato dal governo.

Migliora anche l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche: nel secondo trimestre si è attestato al 2% del Pil, contro il 2,1% registrato nello stesso periodo del 2025. Per le società non finanziarie prosegue invece la diminuzione della quota di profitto, accompagnata da un incremento del tasso di investimento.

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La manovra cerca risorse

Il nodo principale resta il finanziamento delle misure annunciate. Il Documento programmatico di finanza pubblica indica margini quasi nulli per il 2027, mentre una maggiore flessibilità potrebbe emergere soltanto nel 2028 e nel 2029. Ogni nuova voce di spesa dovrà quindi essere compensata da entrate aggiuntive o da riduzioni di altre uscite.

Tra le ipotesi figurano l’estensione della riduzione dell’Irpef fino a 60mila euro, dal costo stimato di 2,6 miliardi, l’imposta forfettaria per i giovani e l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni, valutata 1,6 miliardi. Sul tavolo ci sono inoltre l’abolizione strutturale del bollo auto, che nel biennio 2028-2029 richiederebbe 5 miliardi, il rinnovo degli incentivi alle assunzioni e maggiori fondi per la sanità: senza correttivi, la spesa sanitaria scenderebbe dal 6,4% al 6,3% del Pil nel 2027.


Giorgetti prepara il confronto europeo

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sarà in Lussemburgo da giovedì per le riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. In quella sede è attesa anche una nuova proposta italiana sulla possibilità di considerare l’impatto dell’inflazione nelle regole che disciplinano la spesa.

L’ossatura del provvedimento dovrebbe essere trasmessa a Bruxelles a metà ottobre attraverso il Documento programmatico di bilancio. Prima, il 13 ottobre, il Parlamento dovrà votare l’autorizzazione allo scostamento da 29 miliardi destinato a energia e difesa: per approvarla sarà necessaria la maggioranza assoluta. La legge di bilancio è invece attesa nelle Camere entro il 20 ottobre.

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