Ue sotto pressione: il suo strumento più duro resta inutilizzato
Gli episodi di coercizione commerciale contro Bruxelles sono aumentati, ma l’Unione non ha ancora attivato il dispositivo creato nel 2023 per reagire.
Negli ultimi due anni l’Unione europea ha dovuto affrontare 22 episodi riconducibili a pressioni o minacce sul piano commerciale. Eppure, nonostante la frequenza crescente di queste iniziative, Bruxelles non ha mai fatto ricorso al principale strumento giuridico predisposto per rispondere.
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La minaccia commerciale cresce
Il dato emerge dalle analisi dell’Istituto per gli studi di politica internazionale e fotografa una situazione ormai ricorrente: l’Ue è bersaglio di tentativi di pressione economica sempre più frequenti. La questione è tornata al centro del dibattito soprattutto durante lo scontro sui dazi con Donald Trump.
In quell’occasione le istituzioni europee avevano evocato più volte la possibilità di reagire con il cosiddetto “bazooka”. L’espressione indica una misura di natura normativa, non un’arma: si tratta di un meccanismo pensato per consentire all’Unione di contrastare l’uso coercitivo degli strumenti commerciali.
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Il dispositivo che Bruxelles non attiva
Il nome ufficiale è strumento anti-coercizione, noto con l’acronimo Aci. La sua base giuridica si trova nel regolamento Ue numero 2675 del 2023, inserito nel quadro delle strategie commerciali dell’Unione.
La particolarità è il divario tra la crescente esposizione dell’Ue alle pressioni esterne e il mancato utilizzo del dispositivo. Da una parte gli episodi censiti sono 22 in un periodo di due anni; dall’altra, lo strumento formalizzato per affrontarli non è mai stato attivato da Bruxelles.
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