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Economia 3 min di lettura3 giorni fa

Truffa Fideuram, il piano della falsa acquisizione: quasi 4 milioni all’indagato

Un 48enne israeliano è accusato di aver incassato parte dei fondi sottratti a Paolo Molesini attraverso identità contraffatte, voci generate dall’AI e trasferimenti internazionali.

Il raggiro coinvolse anche il responsabile della Tesoreria e dei pagamenti di Fideuram. Nella stessa giornata in cui Paolo Molesini riceveva le indicazioni per muovere il denaro, un interlocutore che si qualificava come amministratore delegato della società gli annunciò che sarebbe stato contattato dall’ex presidente per autorizzare trasferimenti «urgenti e riservati».


L’identità falsa costruita con l’AI

Il contatto con Molesini era stato preparato attraverso una messinscena digitale articolata. Dopo il primo approccio, un uomo che sosteneva di rappresentare uno studio legale gli parlò con una voce artificiale, ottenuta mediante strumenti di intelligenza artificiale, e gli inoltrò undici file.

Tra i documenti figuravano un’intesa preliminare di riservatezza e una procura speciale che sembrava riportare la firma di Carlo Messina. In seguito arrivarono anche le coordinate dei conti sui quali effettuare i trasferimenti, completando il quadro dell’operazione costruita dai truffatori.


Il falso Messina e l’acquisizione riservata

La vicenda era iniziata il 23 febbraio, quando Molesini aveva ricevuto su Whatsapp un messaggio da un numero mai visto prima. Il mittente si era presentato come Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, sostenendo che un legale lo avrebbe presto contattato per una possibile acquisizione di un istituto di credito straniero.

La spiegazione fornita era che Intesa non potesse procedere in modo diretto: una fuga di informazioni avrebbe potuto attirare l’attenzione della Consob e far saltare l’affare. Secondo quella versione, l’operazione doveva quindi passare da Fideuram. Molesini non avrebbe collegato il messaggio a una frode anche perché, nei mesi precedenti, un analogo problema di riservatezza aveva fatto naufragare l’acquisizione di Generali.


Quasi quattro milioni in criptovalute

Le verifiche della Procura di Milano hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di un cittadino israeliano di 48 anni, accusato di truffa aggravata e sostituzione di persona. Per gli investigatori, l’uomo avrebbe ricevuto quasi 4 milioni di euro, successivamente trasformati in criptovalute.

La ricostruzione si basa sul monitoraggio dei movimenti finanziari collegati al denaro sottratto. Il gip di Milano Sonia Mancini ha firmato un decreto di sequestro preventivo che ha consentito di congelare oltre 13 milioni di euro presenti su un conto in Portogallo; il 48enne risulta indagato «in concorso con ignoti».

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Il denaro tra tre Paesi e Bitcoin

Nel complesso, Molesini aveva disposto undici operazioni bancarie per un valore superiore a 95 milioni di euro. Le somme erano state indirizzate inizialmente verso rapporti aperti in Cina e Portogallo, mentre una parte consistente è stata recuperata durante le indagini.

Restano tuttavia 39,5 milioni di euro non rintracciati. Oltre 36 milioni, secondo gli atti, sarebbero transitati da Malta, Lussemburgo e Olanda, per poi passare attraverso un servizio canadese di trasferimento di denaro e arrivare infine a due portafogli Bitcoin attribuiti all’indagato.


La casella falsa e le tracce eliminate

Un elemento centrale del raggiro era la casella elettronica realizzata con un dominio mailbox.org e registrata utilizzando il nome di Molesini. Da quell’indirizzo sarebbero passate le comunicazioni più importanti e i documenti relativi alla presunta operazione finanziaria.

Successivamente, però, gli autori avrebbero cancellato messaggi e allegati. Anche il telefono impiegato dal falso avvocato presentava caratteristiche anomale, perché era stato attivato direttamente sulla rete. Quando la banca portoghese segnalò alcune operazioni sospette, i vertici dell’istituto si accorsero dell’anomalia.

Molesini tentò allora di mantenere il dialogo con il sedicente legale per identificarlo, ma non riuscì a risalire alla sua identità. Gli investigatori hanno inoltre raccolto la sua testimonianza per ricostruire i passaggi della frode e seguire il percorso internazionale dei fondi.

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