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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Trasporti, in Sicilia oltre 8mila euro in otto mesi

Gasolio, noli marittimi ed emissioni pesano sulle aziende che collegano l’Isola ai mercati del continente

Per un mezzo pesante che percorre 100mila chilometri l’anno, il costo del carburante in Sicilia è aumentato di oltre 8mila euro in otto mesi. Alle spese per il gasolio si aggiungono quelle dei collegamenti marittimi necessari per spedire le merci sul continente.

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I costi per le imprese

La stima è stata elaborata dalla sezione Trasporti di Confindustria Catania. Secondo l’associazione, nei noli gli armatori riversano sia il rincaro dei carburanti sia gli oneri legati al sistema europeo delle quote di emissione, noto come Ets.

Il peso dei trasporti si somma alle difficoltà dei collegamenti tra zone industriali, porti e rete ferroviaria. Per le imprese siciliane incidono anche il prezzo dell’energia e gli investimenti richiesti dalla transizione ambientale.


Il valore dell’economia catanese

Il quadro riguarda un territorio che ha sviluppato filiere tecnologiche attorno a grandi stabilimenti, piccole e medie imprese, università e centri di ricerca. Il valore aggiunto dell’economia catanese è salito del 7,83% nel 2023 e del 3,14% nel 2024, secondo le rilevazioni del Centro Studi Tagliacarne.

Il tema è stato inserito nel rapporto consegnato giovedì 5 novembre dalla presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi, al ministro Tommaso Foti. L’incontro si è svolto al Monastero dei Benedettini in occasione del centenario dell’associazione.


Le richieste sul divario insulare

Il dossier riprende una valutazione della Regione Siciliana, che quantifica in circa 7 miliardi di euro l’anno il costo complessivo dell’insularità. Gli industriali propongono un tavolo stabile tra Governo, Regione e istituzioni europee, oltre a un fondo per accompagnare la transizione delle imprese insulari, alimentato anche dalle entrate dell’Ets.

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Tra le richieste figura inoltre il riconoscimento dei contributi per il trasporto combinato su strada e via mare. Foti ha richiamato la necessità di rispettare le regole sugli aiuti pubblici: «Noi dobbiamo stare molto attenti a non cadere negli aiuti di Stato».


Zes e risorse per il Mezzogiorno

Le imprese siciliane coinvolte nella Zes unica sono passate da 1.582 nel 2024 a 2.353 nel 2025. Nell’ultimo anno sono stati associati investimenti per più di 1,5 miliardi di euro e richieste di credito d’imposta pari a circa 837 milioni.

Confindustria chiede che la Zes diventi permanente e resti destinata al Mezzogiorno, insieme a una nuova misura di decontribuzione Sud finanziata con le risorse della coesione. Busi Ferruzzi ha sintetizzato la posizione dell’associazione così: «Non chiediamo privilegi, ma pari opportunità».

Foti ha indicato 2,4 miliardi di euro nel disegno di legge di bilancio per le politiche a favore del Sud, 100 milioni in più rispetto all’anno precedente. Il ministro ha inoltre indicato il Mezzogiorno come area per i prossimi investimenti e la Sicilia come possibile polo energetico nazionale ed europeo, richiamando anche i consumi di acqua ed energia dei centri di elaborazione dati.

Per accedere alle risorse europee, stimate da Foti in 360 miliardi di euro per la competitività nel quadro finanziario 2028-2034, il ministro ha indicato i progetti di filiera regionali e sovraregionali, con possibili ricadute anche sulle piccole e medie imprese.

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