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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Taranto, l’ex Ilva prepara lo spegnimento dell’area a caldo

Dopo il verdetto della Cassazione, Ispra e Arpa Puglia seguiranno le operazioni; i sindacati attendono il ministero.

Acciaierie d’Italia si prepara a fermare l’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La decisione arriva dopo che la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, che aveva disposto lo stop per ragioni ambientali.

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Cassa integrazione per 8.622 dipendenti

Sul fronte occupazionale, i sindacati aspettano la convocazione del ministero del Lavoro per discutere con l’azienda la nuova procedura di cassa integrazione straordinaria. Il limite previsto salirà a 8.622 lavoratori, rispetto ai precedenti 4.450, con 6.964 addetti coinvolti nello stabilimento di Taranto contro i 3.800 indicati in precedenza.

Per le imprese dell’indotto e degli appalti, il decreto legge ha già previsto una cassa integrazione in deroga da ottobre a giugno per 4.200 persone. Aigi, l’associazione che rappresenta le aziende interessate, ha però chiesto al ministero di ampliare i criteri di accesso alla misura.

Il presidente di Aigi, Nicola Convertino, ha proposto di includere tutti i dipendenti a tempo indeterminato entrati nello stabilimento oppure le imprese che, pur senza far accedere direttamente i propri lavoratori, abbiano svolto attività per il siderurgico incidendo per oltre il 50% sul fatturato.


Come procederà lo spegnimento

L’azienda ha comunicato a Ispra e Arpa Puglia di essere pronta a rispettare l’ordine dell’autorità giudiziaria. I tecnici dei due enti dovranno seguire le operazioni, dopo avere effettuato nei giorni scorsi i controlli periodici sul rispetto delle prescrizioni ambientali dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Il primo impianto interessato sarà l’altoforno 2, che aveva concluso l’ultima colata di ghisa l’8 ottobre. Da allora è rimasto in preriscaldo, senza produzione, mantenendo una temperatura vicina ai mille gradi grazie al gas immesso nei cowper. Quando l’alimentazione verrà interrotta, inizierà il raffreddamento progressivo.

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La stessa procedura riguarderà gli altiforni 1 e 4, entrambi fermi e mantenuti in condizioni di preriscaldo. Il primo è sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso da maggio 2025, dopo un incendio avvenuto all’esterno dell’impianto; il provvedimento è stato confermato dalla Cassazione a giugno.

L’altoforno 4, invece, era stato fermato alla fine di febbraio 2026 per lavori. Il ritorno in funzione era previsto per la fine di aprile insieme alle batterie delle cokerie, ma il riavvio non è avvenuto.


Tempi più lunghi per le cokerie

La fermata coinvolgerà anche le batterie 7, 8, 9 e 12, già mantenute in preriscaldo quasi dall’inizio dell’anno. Non producendo più coke, lo stabilimento ha dovuto acquistare sul mercato il materiale necessario agli altiforni.

Per queste strutture il raffreddamento richiederà più tempo rispetto agli altiforni. La temperatura dovrà scendere sotto una soglia minima e il processo di spegnimento procederà gradualmente, seguendo il calo termico degli impianti.

Ispra e Arpa Puglia avevano assistito a metà ottobre all’avvio del preriscaldo dell’altoforno 2. Durante l’ultima ispezione nell’area a caldo hanno verificato nuovamente lo stato degli impianti, in vista delle operazioni definitive.

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