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Economia 2 min di lettura4 giorni fa

Sommerso, il conto sale a 197,6 miliardi: pesa su ogni italiano

Il focus Censis-Confcooperative quantifica il peso dell’economia non dichiarata e mette in fila cifre, lavoratori irregolari ed evasione che erodono risorse pubbliche.

L’economia che sfugge al fisco in Italia ha ormai dimensioni enormi: secondo il Focus Censis-Confcooperative, il valore del sommerso arriva a 197,6 miliardi di euro. Tradotto, significa 3.350 euro sottratti a ciascun cittadino e una massa di ricchezza pari al 9,2% del Pil.

Dietro questa stima c’è un quadro che va ben oltre il semplice lavoro nero: l’indagine parla infatti di 2,7 milioni di occupati irregolari e di oltre 100 miliardi l’anno tra evasione fiscale e contributiva. Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha riassunto così il fenomeno: «Il lavoro sommerso è un'economia che non si vede e non si tassa».


Il peso sui conti pubblici

Gardini ha insistito soprattutto sull’effetto che questa area grigia produce sulle finanze collettive. A suo avviso, la cifra che ogni italiano perde per colpa del sommerso basterebbe da sola a coprire per più di un anno la spesa sanitaria nazionale, indicata in circa 142 miliardi annui.

Il presidente di Confcooperative ha richiamato anche la condizione di chi resta intrappolato in questo mercato: «Dietro questi numeri, c'è un'altra realtà. Inaccettabile: 2,7 milioni di persone di lavoratori irregolari, sfruttati e pagati quasi la metà dei colleghi regolari».


I tre canali dell’economia nascosta

Il rapporto individua tre componenti principali del fenomeno, ma non tutte hanno lo stesso peso. La quota più consistente è quella della sottodichiarazione, che vale 108,2 miliardi di euro e segna un aumento del 21,6% rispetto al 2019.

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In pratica, si tratta di imprese, professionisti e autonomi che comunicano al fisco importi inferiori a quelli realmente incassati, con effetti su imposte di produzione, redditi e Iva. A questa voce si aggiungono 77,2 miliardi legati al lavoro irregolare, cioè rapporti non registrati o solo parzialmente dichiarati.

La terza componente vale 12,2 miliardi ed è formata da elementi diversi, come affitti in nero e mance non dichiarate nei settori della ristorazione, dell’hotellerie e dei servizi alla persona. In questo caso, secondo il Focus, il dato resta sostanzialmente stabile.

Nel complesso, l’indagine segnala che la crescita del sommerso italiano non dipende più solo dal lavoro nero: a trainarla, oggi, è soprattutto la sottodichiarazione dei redditi.

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