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Economia 2 min di lettura4 giorni fa

Sette giorni di tregua, ma Trump dice no: il nodo Iran dopo il voto

Teheran collega la riapertura di Hormuz e il dialogo atomico a una pausa nei combattimenti, mentre Washington prepara una nuova fase del conflitto.

Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha rilanciato la linea diplomatica sostenuta dalla Cina, indicando nel dialogo il possibile percorso per ridurre le tensioni. In un messaggio pubblicato su X, ha espresso apprezzamento per la posizione di Xi Jinping e per l’ipotesi di tornare al Memorandum di Islamabad.

Pezeshkian ha spiegato che Teheran condivide l’obiettivo di ricomporre le controversie attraverso il confronto politico. Nel suo intervento ha inoltre richiamato la necessità di rispettare gli impegni già sottoscritti e di creare le condizioni per trattative «serie, concrete e orientate ai risultati».


Teheran mette sul tavolo Hormuz

La proposta iraniana è stata illustrata alle Nazioni Unite dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Secondo il piano trasmesso agli Stati Uniti attraverso il Qatar, una sospensione delle ostilità della durata di sette giorni avrebbe dovuto aprire la strada alla normalizzazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

Araghchi ha precisato che il passaggio delle navi potrebbe tornare regolare entro una settimana, ma soltanto dopo il rispetto delle condizioni indicate da Teheran. «L'Iran ha trasmesso agli Stati Uniti, tramite il Qatar, un piano concreto di sette giorni», ha dichiarato, aggiungendo che il suo Paese non intende accettare pressioni, minacce o intimidazioni.


Washington guarda oltre il voto

La proposta, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal sulla base delle dichiarazioni di funzionari statunitensi, non avrebbe convinto Donald Trump. Il presidente americano avrebbe comunicato ai propri collaboratori l’intenzione di riavviare i bombardamenti contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine previste a novembre.

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La prospettiva delineata dalla Casa Bianca si contrappone quindi alla pausa chiesta da Teheran. Il calendario indicato da Trump lega la possibile ripresa delle operazioni militari alla conclusione del voto di midterm, mentre il confronto sulla tregua resta privo di un’intesa.


Nucleare e porti al centro dello scambio

In cambio della sospensione degli attacchi, l’Iran avrebbe offerto due concessioni: la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritorno al tavolo sul programma nucleare. Teheran avrebbe collegato questi impegni alla revoca del blocco americano sui porti iraniani.

Il piano combina dunque una misura immediata sul traffico marittimo con la ripresa di un negoziato strategico. La posizione iraniana, ribadita da Araghchi, è che ogni accordo debba nascere dal rispetto della sovranità nazionale e non da condizioni imposte sotto pressione.

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