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Economia 1 min di lettura2 giorni fa

Scontrini e Pos, 11,8 miliardi sotto la lente: cosa succede ora

Il collegamento tra cassa e pagamenti elettronici ha fatto emergere nuove somme, ma l’effettivo recupero fiscale si misurerà più avanti.

La soglia di tolleranza fissata per gli esercenti è del 5%: entro questo margine possono rientrare le differenze tra i corrispettivi memorizzati e le transazioni elettroniche accettate. La regola punta a evitare che scostamenti limitati producano automaticamente sanzioni o arrivino fino alla sospensione dell’attività.


Controlli più mirati dal 2027

Il raffronto tra i dati dei registratori telematici e quelli dei pagamenti con carta offrirà all’amministrazione finanziaria una base informativa più omogenea. In questo modo sarà possibile selezionare con maggiore precisione le situazioni anomale da sottoporre a verifica.

Per valutare eventuali ricadute sull’Irpef e sull’Ires bisognerà attendere le dichiarazioni fiscali presentate nel 2027. Il maggior numero di informazioni disponibile, infatti, non coincide ancora con un incasso immediato per l’Erario.


L’imponibile cresce durante l’estate

Nei primi otto mesi del 2026 il sistema ha registrato circa 220 milioni di documenti commerciali in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore delle operazioni aggiuntive individuate ha raggiunto 11,8 miliardi.

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Il solo bimestre estivo ha contribuito con quasi 60 milioni di scontrini supplementari e con 2,7 miliardi di imponibile emerso. Il collegamento obbligatorio tra cassa e Pos è partito all’inizio dell’anno, diventando pienamente operativo da marzo.


Il gettito non è ancora calcolabile

Gli 11,8 miliardi di importi rilevati non possono essere considerati automaticamente come imposte recuperate. Applicando in via teorica un’aliquota Iva media del 18%, si arriverebbe a circa 2,1 miliardi di imposta potenziale.

La somma realmente dovuta può però ridursi per effetto dell’Iva detraibile sugli acquisti. Inoltre, una parte degli operatori utilizza il regime forfettario e non applica l’imposta sul valore aggiunto, rendendo più complessa la trasformazione del dato contabile in maggior gettito effettivo.

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