Salari fermi e carburante caro: l’Ocse indica l’Italia tra i Paesi in ritardo
Nel nuovo quadro dell’Ocse, l’inflazione alla pompa si intreccia con retribuzioni reali ancora sotto i livelli di prima della pandemia in varie economie del G20.
Mentre i listini dei carburanti tornano a salire per chi fa rifornimento, l’Ocse segnala che in diversi grandi Paesi i salari reali non hanno ancora recuperato del tutto. Tra questi figura anche l’Italia, insieme a Giappone e Sudafrica, in una fase che riapre il tema del potere d’acquisto.
Il riferimento arriva dalle Prospettive economiche intermedie diffuse oggi a Parigi. Nel documento si sottolinea che l’aumento dei prezzi del carburante per i consumatori si verifica proprio quando, in alcune economie del G20, le retribuzioni reali restano a livelli pari o inferiori rispetto a quelli precedenti alla pandemia.
Il nodo del potere d’acquisto
Il quadro tracciato dall’organizzazione mette in relazione due pressioni che incidono sulle famiglie: da un lato la spesa per i carburanti, dall’altro la dinamica dei salari. Il risultato, in alcuni Paesi, è una ripresa ancora incompleta del reddito effettivo.
Secondo quanto riportato nelle Prospettive economiche intermedie, Italia, Giappone e Sudafrica rientrano tra le economie del G20 in cui i salari reali non hanno ancora superato i livelli precedenti al Covid-19, oppure vi sono rimasti allineati.
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La fotografia dell’Ocse a Parigi
Il documento è stato presentato nella capitale francese e offre un aggiornamento sullo stato dell’economia internazionale. Dentro questa lettura, il rincaro dei carburanti non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di recupero incompleto dei redditi.
L’elemento centrale, per l’Ocse, è che il caro-benzina colpisce i consumatori in una fase in cui la ripartenza dei salari reali non è ancora uniforme. E proprio questa distanza, in alcune grandi economie, continua a pesare sul bilancio delle famiglie.
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