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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Rotte in crisi, la logistica tiene: il prezzo per l’Italia

Il commercio marittimo mondiale cresce, ma tensioni geopolitiche e deviazioni delle rotte aumentano tempi e costi anche per il sistema italiano

La logistica internazionale sta assorbendo gli effetti delle crisi geopolitiche, ma la capacità di adattarsi alle nuove condizioni si traduce in tempi più lunghi e noli più elevati. È questo il principale elemento emerso dal 28° Rapporto economico di Fedespedi, presentato con l’obiettivo di fotografare l’andamento del trasporto marittimo e le prospettive per l’Italia.


Il commercio mondiale non si ferma

Nei primi sei mesi del 2026 il traffico globale dei container ha oltrepassato quota 96 milioni di teu, con un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La spinta più consistente è arrivata dagli scambi all’interno delle singole aree geografiche, saliti del 6,1%.

Più contenuta, invece, l’espansione dei collegamenti tra continenti, aumentati dell’1,5% e maggiormente esposti alle conseguenze della crisi in Medio Oriente. Tra le regioni con la crescita più marcata figurano l’Estremo Oriente, a +8,8%, l’Africa subsahariana, a +7,4%, e l’America Latina, che ha segnato un progresso del 3,5%.


Porti italiani fermi al livello 2025

Nel nostro Paese la movimentazione complessiva dei principali scali ha raggiunto 3 milioni di teu nel primo semestre, un risultato sostanzialmente stabile su base annua: la variazione è stata pari a -0,2%.

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Il quadro, tuttavia, è diverso da porto a porto. Genova ha perso l’1,5%, Savona l’8% e Trieste il 4,1%. In controtendenza si sono mossi La Spezia, salita del 3,5%, Venezia, cresciuta del 4,6%, e Ancona, aumentata del 3%. Nel resto del Mediterraneo i principali porti non italiani hanno registrato un progresso del 4,7%; tra i risultati più rilevanti spicca quello di Rijeka-Fiume, balzato del 35,7%.


La resilienza deve diventare strategia

Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi, ha sottolineato che le tensioni internazionali stanno premiando la capacità delle imprese di modificare rapidamente rotte e organizzazione dei flussi. Le aziende stanno ricorrendo a percorsi alternativi e combinando sempre più spesso modalità di trasporto differenti per mantenere attive le catene di approvvigionamento.

Per Pitto, però, questa flessibilità non può restare soltanto una risposta temporanea alle emergenze: “Questa capacità di reazione ha un costo che si riflette su tempi e noli”. La priorità per l’Italia, ha spiegato, è trasformare la resilienza in un vantaggio stabile attraverso investimenti in infrastrutture, trasporto intermodale e digitalizzazione.

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