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Economia 2 min di lettura54 min fa

Risparmio al 6,7% e tasse al 43,5%: cosa mostrano i conti italiani

Nel secondo trimestre del 2026 le famiglie hanno aumentato i consumi più del reddito, mentre migliorano i conti pubblici e gli investimenti delle imprese

Le società non finanziarie hanno aumentato il tasso di investimento fino al 26,4%, con una crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo, però, la loro quota di profitto è scesa al 42,1%, perdendo 0,2 punti.

La dinamica, secondo l'Istat, conferma la tendenza già osservata nei primi mesi dell'anno: la redditività delle imprese arretra, mentre la parte delle risorse destinata agli investimenti continua a rafforzarsi.


Conti pubblici, deficit in miglioramento

Nel periodo aprile-giugno 2026 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è risultato pari al -2,0% del Pil, contro il -2,1% registrato nello stesso trimestre del 2025. Il dato emerge dalle stime diffuse dall'Istat sui conti trimestrali del settore pubblico, delle famiglie e delle società.

Il saldo primario, calcolato senza considerare la spesa per interessi, ha raggiunto un valore positivo equivalente al 3,0% del Pil, in aumento rispetto al 2,2% dell'anno precedente. Positivo anche il saldo corrente, che si è attestato al 2,9% del Pil, pur risultando inferiore al 3,3% del secondo trimestre del 2025.


Famiglie, consumi oltre il reddito

Per le famiglie consumatrici il reddito disponibile è cresciuto dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. La spesa per consumi finali, invece, ha registrato un incremento dell'1,7%, una distanza che ha ridotto la quota di reddito accantonata.

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La propensione al risparmio si è così fermata al 6,7%, con una flessione di 1,2 punti percentuali sul trimestre precedente. L'Istat rileva inoltre una diminuzione dello 0,9% del potere d'acquisto, mentre il deflatore implicito dei consumi è salito dell'1,4%, segnalando l'aumento dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie.


Pressione fiscale in crescita

Nello stesso trimestre la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, cioè 0,5 punti percentuali in più rispetto al secondo trimestre del 2025. L'aumento si inserisce in un quadro caratterizzato da una maggiore spesa delle famiglie e da una capacità ridotta di destinare risorse al risparmio.

Il quadro complessivo combina quindi l'arretramento del potere d'acquisto e della propensione al risparmio con il miglioramento del saldo delle amministrazioni pubbliche. Sul fronte delle imprese, invece, la contrazione dei profitti ha convissuto con un'accelerazione degli investimenti.

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