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Economia 4 min di lettura1 ora fa

Rete unica e mercati europei: la doppia sfida di Cdp

Scannapieco guarda alla possibile integrazione tra Open Fiber e FiberCop e chiede una piazza finanziaria continentale capace di trattenere le imprese in Europa.

La possibile integrazione tra Open Fiber e FiberCop trova in Cdp un interlocutore interessato. Dario Scannapieco, amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, ha definito il progetto «un’operazione che industrialmente ha senso», riaprendo così il tema della rete unica delle telecomunicazioni.

La posizione è emersa durante l’incontro con gli investitori organizzato da Cdp a Milano, appuntamento che ha riunito oltre 150 operatori finanziari internazionali. Al centro del confronto non c’erano soltanto le partecipazioni della Cassa, ma anche il ruolo che l’istituzione può svolgere nelle principali trasformazioni industriali del Paese.

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La rete unica torna al centro

L’eventuale fusione tra Open Fiber e FiberCop rappresenta uno dei dossier ai quali Scannapieco guarda con attenzione. L’amministratore delegato non ha fornito ulteriori dettagli sull’eventuale percorso, ma ha confermato l’interesse per una combinazione valutata positivamente sotto il profilo industriale.

Il tema si inserisce in una fase in cui Cdp sta cercando di orientare i propri investimenti verso operazioni con una ricaduta strategica. La Cassa aveva già avuto un ruolo nell’azionariato di Tim dal 2018 al febbraio 2025, quando ha trasferito a Poste Italiane il 9,8% della società telefonica ricevendo in cambio il 3,87% di Nexi.


Cdp punta sul capitale europeo

Secondo Scannapieco, l’Europa deve rendere più omogenei i propri mercati finanziari per sostenere la crescita delle imprese innovative. Molte società valutate dai fondi di capitale di rischio scelgono infatti di quotarsi sul Nasdaq, attirate da una maggiore ampiezza degli scambi e da una liquidità più elevata.

«È molto importante avere un mercato paneuropeo che possa offrire quella profondità, quella liquidità che permetta a molte imprese di non attraversare l’Atlantico ma di rimanere in Europa», ha spiegato Scannapieco ai giornalisti alla Sda Bocconi. L’obiettivo indicato è costruire una piazza continentale in grado di offrire alle nuove imprese condizioni comparabili a quelle disponibili negli Stati Uniti.


Una struttura tra pubblico e privato

Cdp non è presente in Borsa, ma raccoglie risorse sui mercati attraverso l’emissione di debito acquistato soprattutto da investitori istituzionali. La sua attività poggia anche sul risparmio postale, che deve essere remunerato a condizioni di mercato, e su un portafoglio di aziende considerate rilevanti per l’economia nazionale.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze detiene l’82,77% del capitale della Cassa, mentre la quota restante appartiene alle fondazioni bancarie. Questa configurazione combina indirizzo pubblico e raccolta di capitali privati, collocando Cdp in una posizione distinta rispetto a un fondo sovrano tradizionale.

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La missione secondo Gorno Tempini

Il presidente Giovanni Gorno Tempini ha chiarito agli investitori stranieri che la Cassa va considerata una banca di sviluppo. «Il denaro pubblico non basta ad affrontare le sfide che il mondo si trova davanti e deve poter lavorare insieme ai capitali privati. Fa da ponte», ha affermato durante l’incontro.

Nella sua impostazione, fiducia, competenza e prospettiva di lungo periodo sono gli elementi necessari per attirare risorse a condizioni di mercato. L’obiettivo è sostenere progetti strategici e, nello stesso tempo, offrire rendimenti adeguati a chi mette a disposizione i propri capitali.


Partecipazioni e dossier industriali

Alla giornata milanese hanno preso parte realtà finanziarie come Fidelity International, Goldman Sachs, Eurizon, BlackRock, Bank of America Securities, Intermonte, Wellington, Pimco, Amundi, World Bank Group e Accenture Italia. Gli investitori hanno esaminato più da vicino il sistema di partecipazioni della Cassa, che comprende Poste Italiane, Eni, Snam, Terna, Italgas, Nexi, Fincantieri, Ansaldo Energia e Autostrade per l’Italia.

Cdp è stata spesso chiamata a intervenire in situazioni industriali complesse, tra cui Alitalia, Ilva e Tim. Le prime due ipotesi sono state accantonate perché ritenute non sostenibili sul piano economico; nel caso di Nexi, invece, la Cassa ha aumentato la propria quota fino al 29,9% nel maggio scorso, con l’intenzione di imprimere un nuovo indirizzo strategico all’investimento. L’operazione è arrivata dopo l’uscita da Tim: da allora la società telefonica ha attraversato una fase positiva, mentre il titolo Nexi ha registrato una perdita di valore in Borsa.


Nessuna offerta per Mts

Sul futuro di Mts, piattaforma sulla quale vengono negoziati i titoli di Stato italiani e oggi controllata da Euronext, Scannapieco ha escluso iniziative da parte di Cdp. «Su Mts non c’è nulla, abbiamo già risposto», ha detto a margine dell’incontro.

L’amministratore delegato ha comunque riconosciuto il peso della piattaforma per la gestione del debito pubblico italiano. La precisazione chiude, almeno per ora, le ipotesi di un intervento della Cassa per riportare Mts sotto il controllo nazionale.

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