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Economia 3 min di lettura5 giorni fa

Prevenzione, il vero nodo è trasformare la consapevolezza in abitudini

La distanza tra intenzione e pratica emerge con forza soprattutto tra i 30 e i 45 anni: è qui che la prevenzione viene riconosciuta come priorità, ma poi si scontra con ritmi di vita, pressioni economiche e stanchezza mentale.

L’indagine di Elma Research, presentata in occasione del X congresso nazionale di Fondazione Onda Ets, mette in fila proprio questo scarto tra ciò che si sa e ciò che si riesce davvero a fare.


I millennial sanno, ma faticano ad agire

Tra i millennial, l’80% pensa che per costruire un invecchiamento sano bisogni muoversi entro i 40 anni. Tra i boomer, la quota si ferma al 55%. Eppure, negli ultimi 12 mesi, il gruppo più giovane ha dichiarato di aver curato con meno regolarità alimentazione, movimento, sonno, allenamento mentale e soprattutto controlli preventivi e screening.

Il campione coinvolto comprendeva 1.000 persone: 640 boomer tra i 65 e i 75 anni e 360 millennial tra i 30 e i 45 anni. La ricerca è stata diffusa nel quadro del congresso “La crescita delle cronicità in un mondo che invecchia: differenze di genere”, appena chiuso.


Tempo, costi e stress frenano i più giovani

Per il 65% degli intervistati tra i 30 e i 45 anni, il lavoro a tempo pieno è una condizione abituale. A questo si sommano tre ostacoli che pesano più degli altri: spese, mancanza di tempo e fatica mentale. È anche per questo che il rapporto con le informazioni sulla salute sta cambiando.

Il medico resta il punto di riferimento principale, ma il suo peso è minore rispetto ai boomer. Cresce invece il ricorso a web e social, indicati dal 34% contro il 17% della fascia più anziana. In parallelo si rafforza il ruolo dello psicologo: nel 2024, un italiano su 3 vi si è rivolto, con un aumento del 62% delle consulenze tra il 2018 e il 2024.


Boomer ancora attivi, non solo fragili

La lettura proposta da Fondazione Onda insiste su un aspetto spesso trascurato: i boomer non sono solo destinatari di cura. Sette su 10 continuano infatti a occuparsi della casa e dei familiari, restando una presenza concreta per il nucleo domestico e per la comunità.

Da qui nasce, secondo la Fondazione, una doppia priorità: accompagnare chi continua a sostenere gli altri e, allo stesso tempo, investire sui millennial, che conoscono meglio il valore della prevenzione ma faticano a inserirla nella vita di ogni giorno. La presidente Francesca Merzagora ha chiesto a istituzioni e imprese di passare dalla sola informazione a strumenti capaci di attivare comportamenti reali, con misure accessibili, flessibili e non punitive.

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Due generazioni, due idee di benessere

Massimo Massagrande, Ceo di Elma Research, ha sottolineato che boomer e millennial attribuiscono significati diversi a salute, futuro e longevità. I primi, pur convivendo più spesso con patologie croniche, restano orientati al progetto e considerano la salute come condizione per mantenere autonomia. I secondi mostrano una consapevolezza più precoce, molto legata al benessere psicologico, ma nel presente fanno più fatica a tradurre questa attenzione in comportamenti costanti.

Anche il quadro della soddisfazione percepita ribalta le aspettative. Pur avendo quasi il doppio delle cronicità, i boomer si dicono più soddisfatti della propria salute mentale, della possibilità di restare indipendenti e della serenità verso il futuro. Tra i millennial, invece, pesano soprattutto la quiete emotiva, la gestione dello stress e la qualità del sonno. Per entrambi, il semplice obiettivo di vivere a lungo resta fermo al 16%.


La prevenzione non può arrivare tardi

Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e presidente del Comitato scientifico di Fondazione Onda Ets, ha richiamato il punto centrale: intervenire quando la malattia è già comparsa non basta. Ha ricordato che nelle principali patologie croniche ansia e depressione si collocano in genere tra il 20% e il 40% e tendono ad aumentare con dolore, disabilità e gravità della malattia.

Nel dolore cronico, una metanalisi pubblicata su Jama Network Open nel 2025 e condotta su oltre 347mila persone ha rilevato depressione nel 39,3% dei casi e ansia nel 40,2%, con valori superiori al 50% nella fibromialgia e un impatto spesso più forte sulle donne. Per questo, ha spiegato Mencacci, salute fisica e psicologica vanno considerate insieme, dalla prevenzione fino alla gestione della malattia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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