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Economia 3 min di lettura14 min fa

Post-Pnrr, la prova decisiva: 190 opere da portare a termine

Le risorse hanno accelerato infrastrutture e mobilità, ma per completare la trasformazione servono fondi stabili, garanzie e una strategia nazionale fino al 2040.

«Il post Pnrr è una scelta di politica industriale: senza connessioni efficienti e competitive, il made in Italy non può esprimere appieno il suo potenziale sui mercati globali». Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i trasporti, la logistica e l’industria del turismo, indica così la posta in gioco per la fase successiva al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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La continuità diventa decisiva

Secondo Destro, la spinta arrivata dal Pnrr deve trasformarsi in una strategia permanente per le infrastrutture. Il fabbisogno italiano nel comparto dei trasporti è infatti stimato in circa 550 miliardi di euro da qui al 2040, una cifra che non può essere coperta da una sola fonte di finanziamento pubblico.

Confindustria propone quindi una programmazione nazionale di lungo periodo per il trasporto di persone e merci, accompagnata da un fondo quinquennale dedicato alle opere strategiche della mobilità e della logistica. In questo quadro, risorse statali, finanziamenti europei, sistemi di garanzia e capitali privati dovrebbero essere coordinati da una regia pubblica definita.


Più Europa e capitali pazienti

Tra le richieste dell’associazione figura il rafforzamento del Meccanismo per collegare l’Europa, strumento dell’Unione europea destinato a sostenere le reti transeuropee nei comparti dei trasporti, dell’energia e del digitale. L’obiettivo è rendere più rapido e consistente il sostegno agli interventi infrastrutturali.

Viene inoltre indicato il potenziamento delle garanzie per gli investimenti strategici e la creazione di una piattaforma europea capace di combinare debito e capitale di rischio. Secondo la proposta, questa struttura dovrebbe attirare risorse con orizzonte temporale lungo verso le reti logistiche, energetiche e digitali.


Il Pnrr ha mosso 34 miliardi

Nel settore delle infrastrutture e dei servizi per la mobilità, il Piano ha mobilitato circa 34 miliardi di euro. Più di un terzo delle risorse è stato destinato al Mezzogiorno, mentre circa tre quarti degli interventi producono effetti diretti sulla transizione climatica.

Al programma vengono attribuite anche 10 riforme di sistema e procedure più rigorose per l’avvio dei cantieri e la verifica del loro stato di avanzamento. I dati sono stati presentati durante il convegno “Il futuro delle infrastrutture, dei trasporti e della logistica italiana dopo il Pnrr”, organizzato a Roma da Economia Pulita nella sede della Rappresentanza in Italia del Parlamento europeo.

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Restano oltre 190 opere prioritarie

La spinta finanziaria non ha però esaurito il lavoro necessario per rendere più efficiente la mobilità e il trasporto delle merci. Restano da completare oltre 190 interventi considerati prioritari dalle imprese, compresi i nuovi tratti ferroviari ad alta velocità e le linee equipaggiate con il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario, noto come Ertms.

La ricognizione di Uniontrasporti, società di Unioncamere, assegna il 54% delle opere alla rete ferroviaria e il 40% a strade e autostrade. La quota rimanente riguarda porti, interporti e aeroporti. Per la maggior parte dei cantieri già aperti, la conclusione è prevista oltre il 2030.


Dal Brennero alla Sicilia

Nel Centro-Nord figurano tra i progetti più rilevanti il Terzo valico Genova-Milano, il collegamento Pescara-Roma, la galleria di base del Brennero con il relativo accesso sud e la linea Pontremolese. Sono opere valutate di particolare peso anche per le ricadute economiche.

Più della metà del valore complessivo degli investimenti si concentra invece nel Mezzogiorno. Tra le priorità segnalate dalle imprese compaiono la ferrovia veloce Salerno-Reggio Calabria, con il primo lotto Battipaglia-Romagnano finanziato solo in parte dal Pnrr, l’ammodernamento della strada statale 106 Jonica e dell’autostrada A2 Salerno-Reggio Calabria, la linea Palermo-Catania e il Ponte sullo Stretto.

Destro ha definito il Piano un acceleratore senza precedenti e ha sostenuto che la fase attuale richieda di mantenere stabile il flusso degli investimenti. Il completamento delle opere, insieme alla costruzione di un quadro finanziario duraturo, resta il passaggio necessario per dare continuità alla modernizzazione del sistema dei trasporti.

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