Portafogli sotto esame: il rischio nascosto tra azioni e bond
La nuova fase dei tassi impone di verificare quanto la diversificazione sia ancora reale, soprattutto davanti al peso crescente dei titoli legati all’intelligenza artificiale
Il rialzo dei rendimenti sta cambiando gli equilibri dei portafogli più di quanto suggeriscano le sole quotazioni. Per Joe Amato, responsabile degli investimenti azionari di Neuberger, la solidità dell’economia statunitense consente di mantenere una visione costruttiva, ma nel breve periodo rende opportuno ridurre con cautela l’esposizione al rischio.
L’analisi non indica la necessità di abbandonare le azioni. Il punto, piuttosto, è capire se attività considerate diverse continuino davvero a reagire in modo differente agli stessi eventi di mercato.
La concentrazione può essere sottovalutata
La crescita americana e le attese positive sugli utili hanno sostenuto i mercati negli ultimi anni. Gli stessi elementi, però, hanno favorito un aumento del peso di pochi grandi titoli, soprattutto nel comparto tecnologico statunitense.
Secondo le stime riportate da Neuberger, le società direttamente associate all’intelligenza artificiale rappresentano oggi tra il 25% e il 28% del valore complessivo delle azioni americane. La loro incidenza sul rischio totale dei portafogli arriverebbe invece a circa la metà, un divario che può essere meno evidente osservando soltanto le singole categorie di investimento.
L’esposizione al tema, inoltre, non riguarda esclusivamente gli Stati Uniti. Alcuni portafogli potrebbero esserne influenzati anche attraverso le posizioni sui mercati di Giappone, Corea e Taiwan. “Non è necessariamente un motivo per ridurre l’esposizione, ma una ragione per misurarla con precisione e verificare se il resto del portafoglio garantisca ancora una diversificazione efficace”, ha spiegato Amato.
Azioni e obbligazioni sempre più vicine
Un secondo elemento di attenzione riguarda il rapporto tra Borsa e mercato obbligazionario. La resilienza dell’economia, lo sviluppo tecnologico e gli investimenti nelle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale hanno sostenuto le azioni, ma hanno anche spinto verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato.
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I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi con scadenza a dieci e trent’anni hanno recentemente raggiunto livelli massimi da diversi decenni. Quando il rendimento del decennale americano si avvicina al 5,50%, ricorda il manager, le azioni tendono storicamente a subire pressioni. In questo scenario, lo stesso tema economico può incidere contemporaneamente sulla parte azionaria e su quella obbligazionaria.
“Rendimenti a lungo termine più elevati e una politica monetaria lievemente più restrittiva richiedono un aggiustamento limitato del rischio, non un abbandono della tesi d’investimento”, ha puntualizzato Amato. La cautela, quindi, riguarda soprattutto l’orizzonte immediato e non equivale a una revisione completa delle prospettive sui mercati finanziari.
Il modello 60-40 va verificato
La tradizionale ripartizione del portafoglio, con il 60% investito in azioni e il 40% in obbligazioni, potrebbe non offrire più lo stesso livello di protezione del passato. Entrambe le componenti, infatti, rischiano di dipendere dagli stessi fattori: crescita economica, spesa tecnologica e andamento dei tassi.
Anche i bond di elevata qualità, normalmente utilizzati per attenuare le oscillazioni dell’azionario, possono quindi risultare meno indipendenti dal ciclo di mercato. Le etichette assegnate alle diverse asset class non bastano: occorre esaminare i fattori che ne determinano realmente i rendimenti.
Per Amato, la risposta passa da due strumenti concreti: un ribilanciamento regolare e una diversificazione basata su fonti di rischio effettivamente differenti. “Dopo una corsa così forte, per costruire portafogli solidi nel tempo servono un ribilanciamento disciplinato e una diversificazione reale, non soltanto apparente”, ha concluso il responsabile degli investimenti azionari di Neuberger.
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