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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Pneumatici usati, la gomma torna risorsa: i numeri del riciclo

La filiera italiana recupera quantità crescenti di pneumatici fuori uso, trasformandoli in materiali per strade e impianti sportivi e riducendo il ricorso a risorse vergini.

Oltre il 4% del peso complessivo degli pneumatici a fine vita arriva dai mezzi industriali e agricoli, anche se questi rappresentano appena lo 0,9% del totale in termini numerici. Le loro grandi dimensioni incidono quindi in modo significativo sulla gestione della gomma da recuperare.


Il peso conta più dei numeri

Ogni anno in Italia diventano rifiuto circa 350.000 tonnellate di pneumatici rimossi dai veicoli in circolazione. La stima comprende circa 30 milioni di pneumatici per automobili, 2 milioni destinati agli autocarri, 3 milioni utilizzati sui mezzi a due ruote e più di 300.000 montati su veicoli industriali e agricoli.

La diversa incidenza tra quantità e peso emerge soprattutto nel comparto dei mezzi più grandi. Pur costituendo una frazione ridotta per numero di pezzi, questi pneumatici richiedono una gestione rilevante proprio per la massa e le dimensioni di ciascun elemento.


La gomma riciclata trova nuovi impieghi

Il recupero consente di destinare la gomma ottenuta dagli pneumatici dismessi a diversi utilizzi, tra cui conglomerati bituminosi, superfici per lo sport e produzione di energia. In questo modo una parte dei rifiuti viene reintrodotta nei cicli produttivi come materia prima seconda.

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La crescita del materiale riciclato contribuisce anche a limitare l’impiego di materie prime vergini e a contenere le emissioni legate alla loro estrazione e lavorazione. Secondo Ecopneus, il mercato nazionale della gomma recuperata sta diventando progressivamente più strutturato.


I ritiri superano già quota 125mila

Al 30 agosto di quest’anno Ecopneus ha contabilizzato il ritiro di 125.748 tonnellate di pneumatici fuori uso. Il risultato equivale al 76% in più rispetto all’obiettivo ordinario fissato dalla normativa.

Il confronto con il 2025 mostra un ulteriore riferimento: allora il consorzio aveva raccolto 199.408 tonnellate di PFU, superando del 24% il livello previsto dalla legge. Nello stesso periodo erano state soddisfatte 52.000 richieste di prelievo provenienti da 20.382 punti distribuiti in tutte le province italiane.

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