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Economia 1 min di lettura27 min fa

Pmi e IA, il nodo è il prezzo: spunta la proposta del Buono digitale

Un’indagine Istituto Piepoli-Assosoftware fotografa la cautela delle imprese: negli ultimi tre anni quasi una su due non ha investito nell’innovazione.

Nelle piccole e medie imprese italiane l’intelligenza artificiale resta ancora poco presente: appena il 19% dichiara di lavorarci. Il dato si inserisce in un quadro più ampio di prudenza, segnato da costi elevati, difficoltà nella scelta delle soluzioni e ostacoli organizzativi.

La rilevazione realizzata dall’Istituto Piepoli per Assosoftware mostra infatti che quasi la metà delle micro, piccole e medie imprese non ha destinato risorse all’innovazione negli ultimi 3 anni. Di fronte a questa situazione è arrivata al governo la richiesta di introdurre un Buono digitale, pensato per sostenere gli investimenti tecnologici.


Costi e burocrazia frenano le imprese

Tra le ragioni indicate dalle aziende compare innanzitutto il prezzo delle tecnologie. Per molte realtà di dimensioni ridotte, sostenere una spesa senza avere garanzie immediate sui risultati rappresenta un ostacolo significativo agli investimenti.

A complicare le decisioni contribuisce anche la difficoltà di individuare lo strumento più adatto alle proprie esigenze. Le imprese segnalano inoltre di avere poco tempo da dedicare alla formazione e di dover affrontare un carico burocratico considerato eccessivo.

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Il sostegno chiesto al governo

In questo contesto, il Buono digitale viene indicato come possibile risposta alla distanza che ancora separa molte Pmi dalle nuove tecnologie. L’obiettivo della richiesta è rendere più accessibili gli investimenti e aiutare le aziende a superare almeno una parte dei vincoli economici e organizzativi.

Il quadro emerso dall’indagine riguarda soprattutto la capacità delle imprese di trasformare l’interesse per l’innovazione in attività concrete. Il dato del 19% relativo all’IA evidenzia quanto l’adozione di questi strumenti sia ancora circoscritta, mentre il mancato impiego di risorse da parte di quasi metà delle Pmi negli ultimi 3 anni conferma la prudenza del settore.

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