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Economia 2 min di lettura2 ore fa

Pil, la crescita sale all’1% ma il 2027 nasconde il rischio energia

Il Centro Studi Confindustria rivede al rialzo le attese per il 2026, mentre conferma il rallentamento dell’anno successivo e l’allarme sul petrolio.

Il principale elemento di incertezza per l’economia italiana nei prossimi mesi arriva dal costo dell’energia. Secondo il Centro Studi Confindustria, un prezzo medio annuo del Brent pari a 126 dollari al barile potrebbe spingere la crescita del 2027 fino allo zero.

La valutazione emerge dal Rapporto di previsione d’autunno del CsC, che aggiorna le prospettive per il prodotto interno lordo: per il 2026 l’incremento atteso passa all’1%, mentre per il 2027 resta fissato allo 0,6%.

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Energia, il nodo del 2027

Il petrolio rappresenta la principale vulnerabilità indicata dagli economisti di Confindustria per l’anno prossimo. Nello scenario più sfavorevole, con il Brent a 126 dollari di media, l’espansione dell’economia italiana rischierebbe di azzerarsi.

La stima è stata elaborata sulla base delle norme attualmente in vigore. Non comprende quindi la clausola nazionale di salvaguardia collegata agli eventuali maggiori esborsi per la difesa e la sicurezza energetica, il cui valore complessivo per il biennio 2026-2027 è pari a 14,4 miliardi di euro.


Il 2026 parte da una base solida

La revisione sull’anno prossimo porta la previsione dal precedente +0,5% all’1%, un dato che coincide con quello inserito dal governo nel Dpfp. Per il 2027, invece, il Centro Studi mantiene invariata l’indicazione di un aumento dello 0,6%, già formulata nelle stime di marzo.

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L’incremento dell’1% per il 2026 risulta in gran parte già acquisito. In altri termini, si realizzerebbe anche nel caso in cui il Pil rimanesse fermo sia nel terzo sia nel quarto trimestre, senza considerare l’effetto legato al diverso numero di giornate lavorative.


Rallentamento verso il nuovo anno

Il quadro delineato dal rapporto indica una fase di indebolimento nella parte conclusiva del 2026. Il rallentamento, secondo il CsC, dovrebbe proseguire anche nel 2027, quando alla dinamica più debole si aggiungerebbe l’esposizione agli eventuali rincari dell’energia.

Il rapporto conferma dunque una crescita più sostenuta nel 2026 rispetto alle precedenti valutazioni, ma non modifica l’aspettativa di una frenata nell’anno successivo. Sullo sfondo resta il possibile impatto delle spese aggiuntive per difesa e sicurezza energetica, escluse dallo scenario di base.

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