Pil al rallentatore e debito sotto esame: la scelta che può pesare sul voto
Ing prevede una crescita dello 0,9% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, mentre energia, interessi e fine del Pnrr restringono lo spazio per il governo.
La crescita italiana è destinata a perdere velocità proprio mentre il governo cerca di mantenere il controllo sui conti pubblici. Secondo le stime di Ing, il Pil aumenterà dello 0,9% nel 2026 e soltanto dello 0,7% nel 2027. L’eventuale uscita dalla procedura per deficit eccessivo avrebbe effetti limitati sulle risorse disponibili, ma potrebbe assumere un peso politico in vista del calendario elettorale.
Il debito torna al centro della scena
A Milano, durante un incontro sulle prospettive economiche e finanziarie, Paolo Pizzoli, economista senior di Ing, ha spiegato che la permanenza nella procedura europea non cambierebbe in modo sostanziale i vincoli alla spesa. Il tema riguarderebbe soprattutto il valore simbolico e politico del superamento della sorveglianza di Bruxelles.
“Essere dentro o fuori dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo non modifica in maniera sostanziale i vincoli di spesa. È soprattutto una questione di stigma, politica”, ha osservato Pizzoli. Nella sua lettura, l’uscita potrebbe anche diventare uno strumento per anticipare eventualmente le elezioni, pur senza ampliare davvero i margini finanziari dello Stato.
Il governo, intanto, mantiene un’impostazione prudente anche in un anno pre-elettorale. L’aumento dei rendimenti e le tensioni emerse sui mercati francesi hanno riportato in primo piano il problema della sostenibilità del debito. Con una crescita contenuta e interessi più costosi, per ridurre il rapporto tra debito e prodotto interno lordo serve un saldo primario adeguato, cioè un bilancio positivo prima di considerare la spesa per gli interessi.
Bruxelles e il nodo delle elezioni
L’ipotesi di un’uscita dalla procedura nel 2027 dipenderà anche dalla conferma di un disavanzo inferiore al 3% del Pil nei dati relativi al 2026. Un altro elemento sarà il confronto con la Commissione europea sulla flessibilità destinata a difesa ed energia.
Pizzoli ha definito prudente il piano predisposto dall’esecutivo alla luce delle difficoltà osservate sui mercati francesi. L’economista ha aggiunto che il dialogo con la Commissione potrebbe riservare una sorpresa sul calendario dell’uscita dalla procedura. Tuttavia, anche la permanenza nel percorso europeo, accompagnata dall’utilizzo di una parte della flessibilità, lascerebbe secondo Ing uno spazio di bilancio non molto diverso.
Il possibile vantaggio sarebbe quindi soprattutto reputazionale. Liberarsi dal vincolo politico della procedura consentirebbe al governo di presentare il risultato come un riconoscimento della disciplina sui conti e, nell’interpretazione di Pizzoli, potrebbe incidere sulla scelta della data elettorale. L’assetto attuale, inoltre, non è necessariamente definitivo: la linea di bilancio potrebbe cambiare prima dell’invio dei documenti alla Commissione europea.
La ripresa perde il sostegno del Pnrr
L’attività economica italiana ha mostrato una resistenza superiore alle attese di Ing nonostante il peggioramento del quadro internazionale. Nel secondo trimestre il Pil è salito dello 0,2%, sostenuto sia dai consumi sia dagli investimenti. Anche il mercato del lavoro e i progetti collegati alla fase finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza hanno contribuito a mantenere il ritmo.
I dati più recenti lasciano intravedere una tenuta anche nel terzo trimestre, ma il passaggio tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 presenta maggiori incognite. Il sostegno garantito dal Pnrr si ridurrà proprio nel prossimo anno, mentre la spesa per interessi renderà più complessa la costruzione della legge di bilancio.
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A complicare il quadro sono anche gli sviluppi geopolitici. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran e il quasi totale blocco dei passaggi di petrolio, gas naturale liquefatto e prodotti raffinati attraverso lo Stretto di Hormuz hanno alimentato nuove pressioni sui prezzi dell’energia. Se il petrolio e il gas resteranno costosi, il rischio è che l’inflazione torni a condizionare consumi, investimenti e decisioni della Banca centrale europea.
Tassi, clima e prospettive europee
La questione italiana si inserisce in una fase di rinnovata attenzione ai debiti pubblici europei. Carsten Brzeski, responsabile globale dell’analisi macroeconomica di Ing, ha collegato il rialzo dei rendimenti obbligazionari alla revisione delle aspettative degli investitori dopo la guerra in Medio Oriente, all’energia più cara e ai nuovi pericoli per l’inflazione.
Il comportamento delle banche centrali dipenderà in larga misura dall’evoluzione dei prezzi energetici. Se il costo dell’energia dovesse diminuire verso la fine dell’anno e gli aumenti non si trasferissero in modo consistente sul resto dell’economia, la Federal Reserve e la Banca centrale europea potrebbero limitarsi, secondo Brzeski, a un solo ulteriore rialzo dei tassi ciascuna.
Anche gli eventi climatici rappresentano un freno per l’economia. Caldo estremo, siccità e incendi riducono la produttività e ostacolano diverse attività, con un impatto sulla crescita stimato in circa 0,3 punti percentuali nel solo 2026. Per l’Europa, questa prospettiva rende più urgente destinare risorse all’adattamento di infrastrutture, edifici e strutture sanitarie.
Le Borse dipendono dagli utili
I rischi macroeconomici non hanno prodotto automaticamente una previsione negativa per i mercati azionari. Bob Homan, responsabile globale degli investimenti di Ing, individua negli utili delle imprese il principale sostegno alle Borse: l’economia mondiale continua ad avanzare, l’occupazione mostra solidità e i risultati societari stanno spesso superando le attese.
Le stime di Ing indicano una crescita degli utili globali compresa tra il 25% e il 35% nell’anno in corso. Tecnologia e intelligenza artificiale restano i comparti più esposti alla crescita, anche grazie agli investimenti nelle infrastrutture informatiche previsti da Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta, che potrebbero oltrepassare i 700 miliardi di dollari nel 2026.
Homan invita però a valutare il rischio di una bolla considerando ricavi, profitti e liquidità delle principali aziende del settore, non soltanto l’andamento delle quotazioni. Con obbligazioni più redditizie, sostenere nuovi rialzi delle valutazioni azionarie diventa più difficile: per mantenere il passo, i mercati avranno bisogno di risultati societari all’altezza delle aspettative.
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