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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Piccole centrali, concessioni più certe e produzione fino al 10%

La sentenza esclude le derivazioni fino a 3.000 kilowatt dalle gare, ma servono decisioni amministrative

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha escluso le piccole derivazioni idroelettriche dall’obbligo di gara, aprendo la strada al rinnovo degli impianti e a possibili aumenti produttivi.

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Produzione in calo, margini di crescita

I dati più recenti invitano tuttavia alla prudenza. Nel 2025 l’energia generata in Italia dall’acqua è diminuita di oltre il 21% a causa delle scarse precipitazioni; nei primi otto mesi del 2026, secondo Terna, il calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stato del 19%.

Paolo Picco, presidente di Federidroelettrica, ha definito significativo il potenziale del comparto nonostante la sua variabilità. L’associazione, che riunisce 200 soci e rappresenta circa il 20% dei piccoli produttori, stima che interventi su turbine, generatori e strutture possano accrescere la producibilità dal 5% al 10%.


Le stime nelle regioni del Nord

Le sei regioni settentrionali considerate concentrano circa l’83,5% dell’energia idroelettrica nazionale. Applicando l’incremento massimo ipotizzato da Federidroelettrica, la Lombardia potrebbe ottenere fino a 1.353 GWh aggiuntivi ogni anno, mentre il Trentino-Alto Adige arriverebbe a 1.319 GWh.

In Piemonte la produzione annua si attesta intorno a 8.888 GWh e l’aumento teorico raggiungerebbe 889 GWh. È anche l’unico territorio per il quale sono disponibili stime sulla quota del mini idroelettrico: secondo Picco, gli impianti di dimensioni ridotte contribuiscono a oltre un terzo dell’energia regionale.

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Cosa cambia per le concessioni

La pronuncia, datata 3 settembre, ha stabilito che la direttiva Bolkestein non riguarda gli impianti la cui attività principale consiste nella produzione di elettricità. Tra questi rientrano le piccole centrali di derivazione idraulica con potenza nominale media annua fino a 3.000 kilowatt.

Di conseguenza, per queste strutture non è più previsto il ricorso alla gara. L’incertezza sulla durata delle concessioni aveva frenato gli investimenti sia nelle installazioni minori sia in quelle maggiori; una prospettiva più definita consente ora di programmare capitali destinati a essere recuperati nel corso degli anni.


Gli interventi ancora necessari

Le cifre sulle possibili aggiunte produttive sono state calcolate utilizzando il 2024, caratterizzato da condizioni idrologiche favorevoli. Per questo, ha osservato Picco, le stime devono essere lette «con onestà metodologica» e non come risultati garantiti in ogni annata.

Il presidente di Federidroelettrica ha indicato il rinnovo delle concessioni e l’ammodernamento delle strutture come temi da discutere con le Regioni e con il Ministero. La sentenza europea ha rimosso un ostacolo, ma l’effettiva crescita della produzione dipenderà anche dalle successive decisioni amministrative.

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