Petrolio sopra quota 100: Iran e Hormuz riaccendono la corsa
Il WTI raggiunge 100,29 dollari al barile, mentre il Brent sale a 113,94: pesa l’incertezza sulla situazione iraniana e sullo Stretto di Hormuz.
Il mercato petrolifero torna a guardare con apprensione al Medio Oriente. Le tensioni legate all’Iran e i timori per la sicurezza dello Stretto di Hormuz hanno spinto le quotazioni ai livelli più elevati dallo scorso maggio.
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Il WTI supera una soglia simbolica
Il WTI ha raggiunto quota 100,29 dollari al barile, con un incremento dello 0,82%. Il superamento dei 100 dollari riporta il principale riferimento del greggio statunitense su una soglia che il mercato non vedeva da mesi.
La crescita riflette soprattutto l’incertezza sulle possibili conseguenze della situazione iraniana. Lo Stretto di Hormuz resta un passaggio strategico per i trasporti energetici e ogni rischio sulla sua operatività alimenta le preoccupazioni degli operatori.
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Anche il Brent accelera
Il rialzo coinvolge anche il Brent, il parametro di riferimento per gran parte del petrolio scambiato sui mercati internazionali. La quotazione ha toccato 113,94 dollari al barile, segnando un aumento dello 0,68%.
L’andamento dei due principali indici conferma così una nuova fase di pressione sui prezzi del greggio. A guidare i movimenti sono, in questa fase, soprattutto i timori geopolitici e il possibile impatto sui flussi attraverso una delle rotte energetiche più importanti al mondo.
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