Borse nella bufera: petrolio a 113 dollari, Piazza Affari è la peggiore
Il rincaro del Brent riaccende l’allarme inflazione, mentre debito, tecnologia e risultati deludenti dagli Stati Uniti alimentano le vendite sui mercati
La pressione non risparmia praticamente nessuna grande area finanziaria: i listini asiatici hanno chiuso in calo e le perdite si sono estese anche ai mercati europei e statunitensi. A Piazza Affari la seduta è stata particolarmente difficile, con l’indice italiano risultato il più debole nel confronto internazionale.
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Petrolio e inflazione tornano a spaventare
Il Brent è salito fino a 113 dollari, un livello che rafforza i timori su una nuova accelerazione dell’inflazione. L’aumento del costo dell’energia rischia infatti di trasferirsi su imprese e consumatori, alimentando aspettative meno favorevoli per i prezzi dei prossimi mesi.
Nella stessa giornata sono aumentate anche le quotazioni di diverse materie prime. Il movimento ha contribuito a rendere più fragile il clima degli investitori, già condizionato dall’incertezza sulle prospettive economiche e dalla ricerca di maggiore prudenza.
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Debito e tecnologia aggravano le vendite
Sul comparto obbligazionario sono cresciuti i rendimenti dei titoli di Stato, segnalando una fase di tensione anche per il debito. Quando i rendimenti aumentano, le attività più rischiose possono diventare meno attraenti e la pressione tende a riflettersi anche sulle azioni.
A completare il quadro negativo sono arrivate le delusioni legate ai risultati di alcune aziende statunitensi, in particolare nel settore tecnologico. La combinazione tra petrolio caro, timori sull’inflazione, rendimenti obbligazionari in rialzo e conti societari inferiori alle attese ha trasformato la seduta in una nuova giornata di forti vendite sui mercati globali.
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