Petrolio e tassi spaventano l’Asia: cosa succede ai mercati
Gli investitori guardano agli indicatori economici in arrivo mentre il conflitto in Medio Oriente alimenta l’incertezza e sostiene il prezzo del greggio.
Inflazione spagnola e fiducia degli operatori europei saranno tra i prossimi riferimenti per i mercati. Dagli Stati Uniti sono invece attesi i dati sulla fiducia dei consumatori e sulle posizioni lavorative disponibili.
I dati possono cambiare il quadro
Gli indicatori macroeconomici arrivano in una fase delicata, segnata dal timore che le banche centrali possano nuovamente irrigidire la politica monetaria. L’ipotesi di nuovi aumenti dei tassi torna infatti a pesare sulle decisioni degli investitori.
Sullo sfondo resta la situazione in Medio Oriente, osservata con particolare attenzione dai mercati. Le tensioni geopolitiche contribuiscono anche alla salita del petrolio, uno dei principali elementi di pressione per l’economia globale.
L’indice mondiale ai minimi da settembre
L’Msci globale ha ceduto lo 0,2%, portandosi sul livello più basso dal 18 settembre scorso. Il movimento suggerisce un ritorno dell’avversione al rischio tra gli operatori internazionali.
In Europa, intanto, le indicazioni disponibili prefigurano un’apertura debole per i principali listini. A condizionare il sentiment sono soprattutto l’andamento del greggio e l’incertezza sulle prossime mosse delle autorità monetarie.
Piazza asiatica divisa in due
Tokyo ha terminato gli scambi con una perdita dello 0,6%. Durante la seduta Hong Kong arretrava dello 0,3%, Seul dello 0,2% e Mumbai dello 0,17%, mentre Shanghai guadagnava lo 0,41% e Shenzhen lo 0,64%.
Sul mercato dei cambi lo yen ha recuperato terreno sia nei confronti del dollaro, a 157,40, sia rispetto all’euro, a 178,80. Nel complesso, le Borse asiatiche hanno concluso la giornata in forte ribasso, mentre la corsa del petrolio e i timori sui tassi hanno mantenuto elevata la cautela.
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