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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Petrolio e bond sotto pressione: Milano perde il 2,4%

Rendimenti in forte rialzo tra tensioni geopolitiche e bilanci pubblici fragili, mentre il Brent supera quota 100 dollari e i listini accelerano la discesa

Il ritorno delle tensioni sul mercato obbligazionario, alimentato anche dall'impennata dell'energia, scuote le piazze finanziarie europee. Milano è la peggiore tra i principali listini, con una perdita del 2,4%, mentre lo spread italiano sale a 116 punti e il rendimento del Btp decennale raggiunge il 4,67%.


I rendimenti tornano sotto pressione

L'aumento dei tassi colpisce soprattutto i titoli di Stato dei Paesi considerati più esposti sul piano dei conti pubblici o della stabilità politica. In Francia il rendimento dell'Oat decennale balza di 16 punti base, arrivando al 4,9%, mentre Parigi cerca un accordo sulla legge di bilancio con l'obiettivo di riportare il disavanzo al 5% del Pil.

Anche il decennale greco guadagna 14 punti base e si porta al 4,51%. Il rendimento dei Bonos spagnoli cresce invece di 9 punti, in vista delle elezioni previste a fine mese. Per i Btp italiani l'incremento è di 15 punti base.

A riaccendere la pressione sui mercati contribuisce inoltre il comparto energetico. La ripresa degli attacchi iraniani contro le petroliere nello Stretto di Hormuz spinge il Brent a 101,9 dollari al barile, con un rialzo dell'1,3%; il Wti sale dello 0,6% a 89,95 dollari. In aumento anche il gas europeo, a 77,3 euro per megawattora (+2,1%).

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Piazza Affari paga il conto più salato

La frenata coinvolge tutte le principali Borse del continente: Madrid arretra dell'1,7%, Francoforte dell'1,4%, Parigi dell'1,1% e Londra dello 0,7%. Anche i contratti su Wall Street indicano un avvio negativo, con il Nasdaq in calo dello 0,7% e l'S&P 500 dello 0,4%.

A Milano la vendita colpisce in modo particolare banche e società tecnologiche. Technoprobe lascia sul terreno il 6%, Unicredit il 4,4%, Bper il 4,2%, Prysmian il 4,1%, Intesa il 3,8% e Mps il 3,6%. La debolezza degli istituti amplifica così la flessione del listino italiano, già appesantito dal rialzo dei rendimenti sovrani.

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