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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Petrolio, Brent oltre 102 dollari: l’Opec+ congela l’offerta

Il gruppo dei produttori conferma i livelli di settembre per tutto novembre, mentre i mercati guardano alle riserve del G7 e alle nuove quote del 2027.

Il Brent ha concluso la settimana a 102,25 dollari al barile a Londra, mentre il Wti è arrivato a 91,11 dollari nella seduta di venerdì a New York. Sullo sfondo, il G7 ha annunciato l’immissione sul mercato di 100 milioni di barili di prodotti petroliferi, soprattutto gasolio, distribuiti tra il rilascio immediato e i quattro mesi successivi, con l’obiettivo di contenere la pressione sui prezzi.


Prezzi sotto pressione e riserve in campo

La scelta dell’Opec+ era già stata messa in conto dagli operatori. L’intervento del G7 punta infatti a raffreddare il costo del greggio e dei carburanti ottenuti dalla sua lavorazione, in una fase segnata da difficoltà nelle forniture provenienti dall’area del Golfo Persico.

L’alleanza rappresenta una parte rilevante dell’offerta mondiale: secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, nel 2026 il gruppo dovrebbe garantire circa 38 milioni di barili al giorno, equivalenti al 38% dei 100,7 milioni di barili quotidiani previsti a livello globale.


Un’alleanza nata nel 2016

L’Opec è stata istituita nel 1960 a Baghdad da Arabia Saudita, Venezuela, Iran, Iraq e Kuwait. Oggi riunisce undici Paesi, mentre la collaborazione con altri dieci produttori, avviata nel 2016 e comprendente anche Russia, Messico, Kazakistan e Azerbaigian, ha dato forma all’attuale Opec+.

Nel tempo il coordinamento tra i produttori è diventato lo strumento attraverso cui gestire l’offerta e sostenere il mercato. Le decisioni più recenti arrivano però in un contesto complicato dai conflitti regionali e dalle conseguenze sui trasporti marittimi.


Produzione reale diversa dai piani

Ad agosto l’Opec ha estratto complessivamente 24 milioni di barili al giorno. Il dato è cresciuto dell’1,46% rispetto a luglio, ma resta del 15% più basso rispetto a gennaio, prima dell’avvio degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, evento indicato nel testo come l’origine della guerra.

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Le interruzioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso hanno limitato sia la capacità produttiva sia quella di esportazione di diversi membri dell’organizzazione. Per questo le quote ufficiali non corrispondono più pienamente ai volumi effettivamente disponibili e il gruppo valuta un loro aggiornamento.


Novembre senza nuove strette

Per novembre i sette membri chiave — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman — hanno scelto di non modificare l’offerta. Il livello fissato per settembre resterà quindi valido fino alla fine di novembre, come già avvenuto per ottobre.

La decisione prolunga il graduale smantellamento di due riduzioni volontarie, pari complessivamente a 3,85 milioni di barili al giorno, applicate nel 2023 e progressivamente ritirate fino allo scorso settembre. I sette Paesi continueranno a incontrarsi ogni mese per esaminare l’andamento del mercato; il prossimo appuntamento è fissato al primo novembre 2026.


Il nodo delle quote dal 2027

Il 30 novembre è prevista la riunione ministeriale plenaria dei 21 Paesi dell’Opec+. Al centro ci saranno i tagli ancora validi fino al 31 dicembre, introdotti alla fine del 2022 per un totale di 2 milioni di barili al giorno.

L’obiettivo sarà definire i contingenti applicabili dal primo gennaio 2027, adeguandoli maggiormente alla produzione effettiva. Le nuove regole dovranno tenere conto delle conseguenze delle guerre in Iran e nello Yemen e dei blocchi alla navigazione nelle principali vie marittime della regione.

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