Pesce e ortaggi al Nord: cosa resta sui banchi e quanto costa
Le proteste di agricoltori e autotrasportatori rallentano i rifornimenti, mentre produzioni locali e scorte sostengono in parte i mercati del Settentrione.
Nel comparto ittico arrivano meno prodotti, soprattutto per la diminuzione delle uscite in mare delle grandi imbarcazioni a traino, frenate dal caro carburante. Il fermo biologico nel Tirreno sposta inoltre il principale contributo della pesca costiera verso l’Adriatico, dove le mazzancolle sono disponibili all’ingrosso tra 10 e 16 euro al chilo in base alla pezzatura e le triglie di fango tra 2 e 8 euro.
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Adriatico decisivo per il pesce
La disponibilità non è uniforme e la riduzione dell’offerta riguarda diverse specie. Restano invece senza variazioni rilevanti le orate di allevamento, con quotazioni fino a 13 euro al chilo.
Il quadro del mercato ittico si inserisce nelle difficoltà più ampie della rete distributiva, già condizionata dai blocchi e dai rallentamenti legati alle proteste. Per i banchi del Nord, la minore regolarità degli arrivi si traduce in una scelta più limitata.
Ortaggi, il clima aiuta
Sul fronte delle verdure pesa soprattutto il calo dei quantitativi provenienti dalla Sicilia. Le temperature ancora miti, tuttavia, consentono a zucchine e ortaggi a foglia di continuare a essere coltivati anche nelle regioni settentrionali.
La produzione locale contribuisce così a rifornire i centri del Nord e del Centro, attenuando almeno in parte gli effetti delle difficoltà logistiche. La situazione resta comunque esposta ai ritardi nei trasporti e alla riduzione delle forniture meridionali.
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Frutta più resistente ai blocchi
A garantire maggiore continuità sono soprattutto le scorte di frutta locale e le varietà capaci di conservarsi più a lungo. Le mele mantengono prezzi stabili: l’annurca campana è indicata a 2 euro al chilo, la Fuji dell’Emilia-Romagna tra 1,75 e 1,80 euro, mentre Golden e Renetta del Trentino si collocano intorno a 1,90 euro.
Con l’abbassamento delle temperature cresce la richiesta di cachi e melograni. I primi vengono scambiati tra 1,50 e 2 euro al chilo; i secondi non superano 2,30 euro. Per le castagne, invece, le quotazioni risultano più alte rispetto allo scorso anno a causa della minore produzione e variano tra 2,50 e 4,50 euro al chilo, secondo il calibro.
Rifornimenti ancora irregolari
Le indicazioni arrivano da La Borsa della Spesa, appuntamento settimanale realizzato da Bmti, Italmercati e Consumerismo No Profit. L’analisi segnala che, nonostante le criticità, nei mercati all’ingrosso si possono ancora individuare prodotti con un rapporto tra qualità e prezzo conveniente.
Le tensioni tra agricoltori e autotrasportatori continuano però a mettere sotto pressione la distribuzione di ortofrutta e pesce. I mercati settentrionali risultano i più esposti, perché dipendono in misura significativa dalle forniture provenienti da Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.
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