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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Parità, l’intelligenza artificiale può cambiare i tempi: il nodo è l’inclusione

Laura Mattarella richiama il ritardo nella rappresentanza femminile e chiede di orientare l’innovazione verso diritti, persone e progresso condiviso.

«Possiamo ancora riscrivere il futuro collettivo all’epoca dell’intelligenza artificiale». È il messaggio con cui Laura Mattarella invita a non considerare già definito il rapporto tra tecnologia e parità di genere. Per la presidente del comitato d’onore del Women Economic Forum Italy, rimuovere gli ostacoli alla partecipazione femminile può incidere sullo sviluppo dell’intera società.

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La tecnologia deve restare uno strumento

L’intelligenza artificiale è destinata a intervenire in settori decisivi della vita pubblica e privata, dalla sanità alla politica. Proprio per questo, secondo Mattarella, bisogna valutare chi costruisce questi sistemi e quali principi orientano le scelte progettuali.

«Occorre dunque interrogarsi sull’essere l’intelligenza artificiale mezzo o fine», ha osservato. La tecnologia, nella sua prospettiva, non deve diventare un obiettivo autonomo: il suo impiego va mantenuto al servizio delle persone, delle libertà fondamentali e del benessere comune.


Centotrentaquattro anni per colmare il divario

Le stime del Rapporto globale sul divario di genere 2024 indicano che, seguendo l’andamento attuale, servirebbero 134 anni per arrivare alla piena uguaglianza. L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a ridurre questo intervallo, ma soltanto se sostenuta da interventi pubblici efficaci e da una partecipazione realmente inclusiva.

Nell’Unione Europea le donne costituiscono circa il 51% della popolazione, mentre la loro presenza tra gli specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione si ferma al 19,5%. Nel 2015 la quota era del 16%: in dieci anni l’incremento è stato quindi di 3,5 punti percentuali, un progresso ancora insufficiente rispetto alla rappresentanza complessiva.

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Più spazio alle competenze femminili

La formazione, l’accesso alle professioni digitali e la presenza nei luoghi in cui si prendono le decisioni restano i nodi principali. Mattarella ha sottolineato che il talento delle italiane attive nel campo dell’intelligenza artificiale si colloca ben sopra la media europea.

Ha inoltre richiamato alcune ricerche sulla comprensione dei codici informatici: quelli realizzati da uomini risultano più facilmente leggibili da altri uomini, mentre quelli prodotti da donne vengono compresi in modo analogo da entrambi i sessi. Per Mattarella, questo elemento rafforza la necessità di eliminare le barriere strutturali e di garantire condizioni di accesso più equilibrate.


Una svolta culturale ancora necessaria

Alle istituzioni europee viene chiesto di affiancare alle misure concrete un cambiamento nel modo di orientare le nuove generazioni. L’obiettivo è incoraggiare le ragazze a scegliere percorsi legati alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, favorendo così una maggiore presenza femminile nei processi d’innovazione.

Le riflessioni sono state espresse a Torino, dove il Women Economic Forum Italy proseguirà fino a lunedì. Il confronto ruota attorno alla possibilità di governare l’intelligenza artificiale con criteri capaci di unire progresso tecnologico, diritti e pari opportunità.

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