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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Nucleare, la partita dei reattori modulari coinvolge già 70 imprese

Ansaldo Energia ha individuato centinaia di aziende nella propria rete e punta, insieme a Rina, a rafforzarne competenze e certificazioni

La prospettiva più concreta per la filiera italiana dell’atomo passa dai reattori modulari di piccola taglia, anche se le loro dimensioni non sono trascurabili: secondo Fabrizio Fabbri, amministratore delegato e direttore generale di Ansaldo Energia, ciascun impianto potrebbe avere una potenza compresa tra 300 e 400 megawatt, sufficiente a servire una provincia di medie dimensioni. Il modello prevede inoltre che il progetto venga certificato una sola volta, per poi realizzare unità con caratteristiche identiche.


Reattori modulari, un modello replicabile

Gli Smr rappresentano il principale terreno di sviluppo indicato dalla legge delega che, a poche settimane dalla sua approvazione, ha riaperto in Italia il percorso verso il nucleare. Fabbri ha invitato a ridimensionare l’idea di impianti minuscoli: si tratta invece di strutture energetiche rilevanti, costruite secondo un’impostazione standardizzata.

L’obiettivo è rendere ripetibile il processo industriale, con vantaggi potenziali anche per le aziende chiamate a fornire componenti e servizi. Il dirigente ha paragonato il meccanismo a quello dell’aviazione: una volta validato il modello, la produzione potrà concentrarsi su reattori uguali tra loro.


La filiera cerca una regia comune

Il problema individuato da Ansaldo Energia non riguarda l’assenza di competenze, ma la loro dispersione. Dopo la frammentazione dei grandi gruppi pubblici, molte professionalità sono rimaste attive in numerose realtà di dimensioni ridotte. Per Fabbri, la priorità è quindi costruire un coordinamento più solido tra queste aziende.

La società sta lavorando su questo fronte con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con varie amministrazioni regionali. La ricognizione ha permesso di contare circa 200 fornitori diretti, quasi interamente piccole e medie imprese, ai quali si aggiungono circa 500 ulteriori operatori collegati. «Tutti parlavano della filiera, ma nessuno l’aveva mai realmente mappata», ha osservato Fabbri.

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Settanta imprese verso la certificazione

All’interno della rete già censita, 70 aziende hanno presentato la propria candidatura per ottenere la certificazione necessaria a lavorare nel comparto nucleare. Il percorso nasce dall’intesa tra Ansaldo Energia e Rina, organismo di certificazione con radici genovesi.

L’accordo dovrebbe agevolare l’accesso delle piccole e medie imprese ai requisiti richiesti per operare nel settore, non soltanto sul mercato nazionale ma anche oltre confine. La certificazione serve infatti a dimostrare il rispetto delle prescrizioni legate alla qualità e alla sicurezza.

Il dato assume particolare rilievo considerando che l’Italia aveva interrotto la propria esperienza nucleare nel 1986. Fabbri ha descritto come «molto promettente» la prospettiva per il Paese, sottolineando però che il consolidamento della rete produttiva sarà decisivo per trasformare le competenze esistenti in una filiera pronta a sostenere i nuovi progetti.

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